Counselor  in  scrittura espressiva e autobiografica

“Possiamo essere creativi solo se siamo individui. Se facciamo parte della psicologia della folla, non potremo creare, perché la folla vive trascinandosi, non conosce alcuna danza, alcun canto…”Osho

Che fa una pecora nera nel bel mezzo di un gregge di pecore bianche?

Ovvio: fa la pecora, incurante del colore del suo manto e a dispetto e rigore dello stesso. Questo è ciò che è accaduto a me.

Da sempre sono stata “sbagliata”, come tutte le pecore nere che si sono trovate in un ambiente dai colori uniformi. Difatti la mia adolescenza è stata tanto turbolenta, quanto dolorosa e traumatica. Dal mio punto di vista l’essere non è altro che la presa di potere del sentire sul pensare. Ho sempre provato pena per quelle anime che si sono lasciate vivere senza mai viversi, per questo negli anni ho viaggiato in lungo e in largo per il mio mondo interiore. Tutto ebbe inizio quando avevo 13 anni,nel 1999, anno in cui scoprimmo che mio padre aveva il cancro. Elaborare la malattia non è una cosa semplice, soprattutto quando non si possiede ancora una maturità emotiva che ci permette di poterlo fare. All’epoca ero troppo giovane, inoltre, a quei tempi si aveva quasi paura a parlare del cancro, al mio paese la gente raramente pronunciava quella parola, preferiva dire “ha un male brutto”. In casa mia la tensione era alta, avevamo scoperto la malattia di papà quando già stava in uno stadio avanzato; il cancro ci mise poco ad andare in metastasi, cosi papà nel giro di 3 mesi non riuscì più ad essere autonomo. Questo fu il trauma più grande: vederlo ridotto quasi come un bambino. La bombola dell’ossigeno prese la residenza in camera suo e poco dopo arrivò anche il catetere, forse solo chi ha visto un uomo morire giorno dopo giorno, può comprendere il senso di impotenza che provai a quei tempi. Sono cresciuta senza accorgermene.

Papà diceva che il peggio non è per chi va via, ma per chi rimane. Aveva ragione: si muore anche così, pur rimanendo in vita. E’ come quando combatti una guerra e i tuoi compagni sono tutti caduti;sei un superstite, vivo per metà. In quel periodo la scrittura, che era una semplice passione, divenne per me una compagna.

Per esternare i miei stati d’animo inizio a comporre delle poesie e poco dopo a scrivere delle lettere indirizzate a mio padre. Nasce cosi una sorta di diario: Lettere a mio padre. Il filo conduttore è un pensiero che mi accompagna: L’nchiostro è silenzioso, solo il foglio può udirlo; lui non vede me, legge il mio “io”.

Il mio percorso di crescita inizia come un gioco adolescenziale ed è un modo per continuare a intrattenere conversazioni con mio padre. Nasce da un problema: non ero pronta a lasciarlo andare. Attraverso queste lettere conosco me stessa raccontandomi a lui e conosco il mondo con la riflessione. I ricordi sono frammenti che si ricompongono, cosi le sue parole riemergono e i suoi insegnamenti rimangono presenti nel tempo.

amore-immagine-animata-0065Le lettere non seguono un ordine cronologico; sono scritte in memoir, cioè si basano sulla memoria emozionale. La frequenza in cui sono state scritte varia dagli stati d’animo che hanno accompagnato la mia vita, dunque ci sono periodi di silenzi che si alternano a periodi di lunghi monologhi. “Scrivere è un bisogno intimo e personale che nasce dal desiderio di proiettaremi in una dimensione che non sia solo la mia, ma parte di un contesto universale.”

Negli anni passo poi alla prosa e infinine all’introspezione vera e propria, attraverso la lettura di queste. Il mio percorso di introspezione inizia 10 anni dopo. Un giorno per caso riprendo i miei vecchi scritti e, inevitabilmente, vedo il mio problema. Decido di affrontarlo una volta per tutte. Compreso il problema trovare una soluzione è meno complicato di quel che sembra. Accettare la morte come parte della vita è il mio primo obbiettivo, subito dopo c’è la vita “Qui, ora”. Filosofia che si utilizza nel Counseling. Pian, piano anche la mia vena creativa trova la sua strata e nascono i miei libri. Inizio a dedicarmi alla scrittura creativa, soprattutto per ragazzi, perché ritengo fondamentale per l’equilibrio la conoscenza delle varie difficoltà che potranno presentarsi nel percorso di crescita. Principalemte mi avvicino a questo genere narrativo per trovare un modo per spiegare ai miei figli alcuni aspetti della vita. Quale linguaggio più appropriato di quello delle favole? Subito dopo la mia creatività esplode e anche il mio ingegno, cosi inizio a progettare laboratori creativi per avvicinare i bambini ai libri e alla lettura. Le regole del gioco sono semplici, esiste una sola parola d’ordine: immaginare. Le bottigliette diventano astronavi, con l’aggiunta di un paio di ali in cartoncino e un po’ di colore. I fogli diventano foglie e i pensieri si posizionano nell’albero della crescita, dove trovano spazio quelli di tutti i bambini.

Cosa c’è che non va nel mondo e cosa possiamo fare per cambiarlo?”

Ci sono le guerre e possiamo fare la pace”. Questo uno dei grandi pensieri elaborati dai piccoli.

fiore-immagine-animata-0050Capisco che quella è la mia strada e inizio ad affinare le mie abilità nell’ambito della scrittura creativa. La sinergia con il mio editore mi permette di fiancheggiarlo e apprendere i trucchi del mestiere. Nessuno mi ferma più. A un certo punto insodisfatta del mondo troppo povero di contenuti mi avvicino alle discipline olistiche, alla meditazione e alla promozione del benessere. Convinta dei benefici della scrittura creativa approfondisco l’utilizzo di questa per la prevenzione del malessere.

La scrittura introspettiva è una forma di MEDITAZIONE ATTIVA, dunque si configura nella promozione del benessere e tra le attività della relazione di aiuto, poiché il fine è motivare la persona, accrescere l’autostima e le abilità personali. Cosi decido di perfezionare il metodo, nato con “ lettere a mio padre”, cerco di semplificarlo, per renderlo fruibile a tutti, e di ridimensionarne le tempistiche . Dopo un’attenta analisi nasce SEI: Scrittura Emozionale Introspettiva, in sei incontri.

Nel contempo intraprendo gli studi per diventare counsoler. Il mio approccio alla professione è tendenzialmente filosofico, si ispira ai pensieri di Osho e di Steiner, soprattutto in tema di creatività. Questa è alla base del mio lavoro.

“Disciplinato ai sensi della legge 14 gennaio 2013, n.4 (G.U. 26 gennaio 2013, n. 22)”;

legge_14_gennaio_2013_n.4-1

Chi è il counselor

 fiore-immagine-animata-0023

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