Nina e i diritti delle donne.

Mi piace essere femmina. Sono contenta di essere nata dopo tutti questi cambiamenti. Non so cosa voglio fare da grande, sono indecisa tra mille possibilità. Una cosa ancora non ho capito: perché nel mio cognome non c’é anche quello di mamma?

Nina e i diritti delle donne

 

 

Autore: Cecilia D’Elia

Genere: Ragazzi Illustrato

Editore: Sinnos

 

 

 

 

Nina è una bambina dei nostri giorni. Vive con i genitori e suo fratello. E’ felice, non le manca niente. In casa sua, tutti, a parte la mamma, portano il cognome del papà. Da questa curiosa e semplice constatazione, si avvia una bella storia. La storia delle donne della famiglia di Nina, che scorre parallela alla dura battaglia per la conquista dei diritti femminili. A raccontarla è sua madre Carla . Nina è tutta orecchi. Ascolta le vicende della sua bisnonna, della sua nonna, apprendendo l’amarezza delle ingiustizie subite dal così detto “sesso debole”. Oggi le cose sono cambiate, per fortuna. Le donne possono studiare, partecipare alla società.

Il racconto di come è cresciuta l’’ Italia attraverso l’’ evoluzione dei costumi, delle donne e della società intera: per mostrare ai giovani lettori e lettrici che niente si può dare per scontato e che tanti diritti, che oggi sembrano ovvi, sono in realtà frutto di grandi battaglie.

Nina e i diritti delle donne narra lo specchio di tre generazioni di madri e figlie che, in un passaggio ideale di testimone, si tramandano i germi della propria dignità, nel rispetto delle differenze, in risposta alla cultura fortemente patriarcale che ha connotato buona parte delle stagioni della nostra Italia.

Il libro ricorda grandi figure femminili che hanno fatto la storia delle donne in Italia negli ultimi 50 anni: da Franca Viola a Nilde Iotti. L’ emancipazione delle generazioni passate e un’involuzione proprio negli anni che stiamo vivendo, quando le nipoti non hanno gli stessi diritti delle nonne per via della precarizzazione del lavoro e le battaglie contro l’uso della donna oggetto nella comunicazione sembrano non essere mai state combattute. Forse abbiamo smesso di indignarci, lottare o semplicemente chiedere il rispetto dei diritti: è anche grazie a libri come questi che si risveglia la coscienza civile dei ragazzi.

Annunci

Le grida silenziose del cuore. Di Paolo Volpi


Le grida silenziose del cuore di Paolo Volpi, Edizioni C’era una volta, è un libro che appena inizi a leggerlo non puoi non finirlo. Capace di trasportare il lettore oltre le righe, Le grida silenziose del cuore, racconta attraverso gli occhi di un bambino la “piccolezza” del mondo adulto. Nella lettura ci si ferma di tanto in tanto con l’impressione di toccare con mano l’angoscia, il dolore, la vergogna, la paura. Una storia di violenza domestica ambientata non in un contesto di degrado sociale ma nella “buona società”.

Paolo – voce narrante di Le grida silenziose del cuore – ha nove anni quando inizia ad udire delle strane voci che agli occhi degli adulti appariranno subito come allucinazioni. Probabile caso di schizofrenia precoce commentano gli specialisti che lo visitano. E’ impensabile che una famiglia rispettabile come quella di Paolino possa essere alla base di quelle grida che il bambino sostiene di aver sentito una notte in camera di Ely, la sorellina sedicenne, e che da quel giorno continua, di tanto in tanto, ad avvertire. E’ impensabile per una società fondata sull’apparenza riuscire ad abbattere lo stereotipo che il male non risiede in un luogo o in un’identità (di ferro) ma nell’uomo. Una famiglia apparentemente tranquilla e felice. Un papà tutto d’un pezzo, indistruttibile, per la sua fisicità e per la sua posizione sociale. Una mamma pacata. Semplicemente una mamma oserebbero dire i più, rifacendosi agli stessi stereotipi di cui prima, che nell’immaginario collettivo vedono la mamma come angelo del focolare, custode silenziosa del dolore e paziente vittima dell’abuso. Una donna fragile e forte allo stesso tempo che pur di non spezzare l’equilibrio dei figli subisce in silenzio, allo scuro del fatto che quella sua protezione in realtà è un pericolo per i suoi figli. Non ha dove andare, non ha uno stipendio che le permetta un’indipendenza sua, nonostante le ore e la fatica. In tutto questo silenzio irrompono come un frastuono le grida udite dal figlioletto, che la stessa non sa spiegarsi, e il silenzio della figlia adolescente, mischiato al pudore, alla vergogna e alla paura. In tutto questo perpetrarsi di vicende burrascose le violenze, le botte, le angosce e le paure dei protagonisti sveleranno le cause scatenanti di quella che non si rivelerà essere schizofrenia ma violenza assistita intrafamiliare , nonostante le perizie e il finale confermeranno il contrario. Una storia per riflettere sul fenomeno della violenza domestica nella sua interezza: fisica e psicologica, ma non solo. Le grida silenziose del cuore è un libro che ci apre le porte in uno dei problemi che fa da scenario all’ascolto dei bambini nei casi di violenza, abuso o anche sottrazione. Tirati continuamente in ballo, messi in “gioco” per interessi, ascoltati, interrogati ma spesso non capiti e dunque non tutelati.
Rosa Maria

Ti racconterò tutte le storie che potrò. Di Agnese Borsellino e Salvo Palazzolo


A sei mesi di distanza dalla scomparsa di Agnese Piraino Leto, moglie del magistrato Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio del 1992, arriva :Ti racconterò tutte le storie che potrò, un volume che raccoglie le su memorie, curato dal giornalista Salvo Palazzolo.

“Ha fatto un bel regalo a tutti noi lasciandoci queste pagine. Dentro ci sono i segni delle sue tante vite, prima e dopo il 19 luglio del 1992. “Ha detto il figlio Manfredi. 

Dopo la tragica scomparsa del marito cercò di tenere la sua famiglia lontano dal dibattito mediatico,mantenendo sempre una certa riservatezza.

“In quei giorni ero contesa da prefetti, generali e alti esponenti delle istituzioni. Mi invitavano e mi sussurravano tante domande. Su Paolo, sulle sue indagini, su ciò che aveva fatto dopo la morte di Giovanni Falcone, sulle persone di cui si fidava. Mi sussurravano domande dentro quei saloni bellissimi pieni di gente importante. E mentre mi chiedevano mi sembrava come se mi stessero osservando, anche se facevano altro: mangiavano una tartina, sorseggiavano un prosecco, ascoltavano il discorso dell’autorità di turno, o magari danzavano.” Queste le parole di Agnese borsellino che troviamo nel volume: Ti racconterò tutte le storie che potrò.

Ricordata da tutti come una donna di grande coraggio, oggi, a distanza di anni da dalla strage di via D’Amelio, consegna al mondo un ritratto di Borsellino come uomo più che come giudice. 

Ha voluto dedicare gli ultimi mesi della sua vita,spezzata da una malattia, alla stesura di questa opera, per lasciare un ricordo della vita trascorsa accanto ad un eroe estremamente umano. Sfogliando le pagine del libro scopriamo un Borsellino inedito: padre, marito, amico. Man mano saltano fuori ricordi belli e tristi,come i venticinque, lunghissimi,giorni trascorsi all’Asinara con Giovanni Falcone e le rispettive famiglie. Era il lontano 1985, quando per motivi di sicurezza vennero trasferiti nell’isola, dopo una soffiata secondo la quale i boss avrebbero voluto uccidere i due giudici, “prima l’uno e poi l’altro”. Come avvenne sette anni dopo. 

Un’opera dal valore inestimabile che racconta la storia di un uomo che è diventato il simbolo della lotta alla Mafia. Un uomo che ci ha lasciato un’eredità etica,civile e morale racchiusa,oltre che nelle sue battaglie, in queste sue semplici parole:

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)
Concludo con una sua citazione che da “buona siciliana” ho fatto mia, non solo come “filosofia di vita” , ma come modo di viverla, poiché diversamente non avrebbe un senso : 
“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.” 
Rosa Maria

Il Dio delle piccole cosi di Arundhati Roy

 


Estha e Rahel , due gemellini divisi dall’incalzare della vita, vedono muoversi davanti ai loro occhi il tragico teatro della società indiana. La narrazione inizia che i due protagonisti sono ormai grandi. In un alternarsi di ricordi , attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.
“Si aggrappavano alle piccole cose. Le grandi cose stavano acquattate dentro. Sapevano che non c’era posto dove potessero andare. Non avevano niente. Nessun futuro. Perciò si aggrappavano alle piccole cose…Il prezzo della vita salì a livelli insostenibili: anche se più tardi Baby Kochamma avrebbe detto che era un Piccolo Prezzo da Pagare. Lo era davvero? Due vite. L’infanzia di due bambini. E una lezione di storia per i futuri trasgressori.” (Dal libro Il Dio delle piccole cose di Arundhati Roy).

L’India segreta delle caste attraverso gli occhi di due bambini. Sono gli anni sessanta, quando Ammu, giovane figlia di un alto funzionario, lascia il marito, alcolizzato e violento, per tornarsene a casa con i suoi due bambini. Ma, secondo la tradizione indiana, una donna divorziata è priva di qualsiasi posizione riconosciuta. Se poi questa donna commette l’inaccettabile errore di innamorarsi di un paria, un intoccabile, per lei non vi sarà più comprensione, né perdono. I due protagonisti fin da bambini si ritrovano a fronteggiare il dolore; dolore per la loro separazione e per la perdita della madre Ammu a causa del perbenismo dei loro stessi parenti. In una società in cui ” le leggi dell’amore stabiliscono chi si deve amare, e come, e quanto”.

Una storia indiana ma universale, perché sincera e capace di scoprire verità che sono nate con l’uomo e che fanno fatica a morire. La storia di Ammu non è tanto diversa da quella di altre donne che, ancora oggi,in diverse parti del mondo,si trovano a dover combattere con quelle “leggi” che stabiliscono chi amare. Sono leggi non scritte, insite nel pensiero. Sono pensieri troppo vecchi ma troppo attuali. L’amore e gli interessi, gli stessi che si continuano a mettere in primo piano,da generazione in generazione,da cultura in cultura.Gli eventi sono divisi tra una dimensione reale ed una ideale, astratta, che li sovrasta, rimanendo inattingibile, lasciando supporre che avrebbero potuto avere altro corso. Tragico e meraviglioso allo stesso tempo. Non si può non lasciarsi conquistare da questo intreccio di visioni sulla vita.

Non svelo la trama, ricca di colpi di scena, che ruotano intorno alla vita che nel mostrarci le grandi cose ci fa perdere di vista le piccole ma essenziali. Una lettura impegnativa ma per la quale vale la pena impegnarsi un po’. Opera prima dell’autrice Arundhati Roy, “Il Dio delle piccole cose” nel 1997 ha vinto il Booker prize, e ancora oggi continua a parlare ai cuori e far parlare di sé.

Rosa Maria

Come ali di farfalla

come-ali-di-farfalla

 

Recensione

Come ali di farfalla di Maria Rosaria Belfi, Apollo Edizioni.

Come ali di farfalla di Maria Rosaria Belfi racconta la storia di due donne, ma soprattutto quella di un paese, la Siria, e della forza delle sue donne pronte a ricostruirsi e ricostruire, a dispetto di una guerra e dei conflitti, armati e interiori, che devastano le loro vite.
La fortissima empatia tra due amiche lontanissime per cultura e provenienza geografica, che finiscono per avere le stesse esigenze: libertà e uguaglianza.
La femminilità messa a rischio dalla guerra e dalle battaglie di tutti i giorni, che solo le donne sanno combattere a mani nude, in ogni parte del mondo. La lotta per la libertà civile, d’espressione e di scelta. Tutto questo troviamo nel libro e cogliamo dalla vita di due donne e di due mondi che confluiscono in un unico grande mare: l’esistenza.
Sara è un’insegnate italiana che vive e lavora a Firenze, Fareeda è un medico, laureatasi in Italia e tornata nel suo paese, Aleppo, per mettere in campo le competenze acquisite ed aiutare il suo popolo.
Le due, conosciutesi durante il periodo di studi di Fareeda in Italia, continuano a mantenere i rapporti anche a distanza, fino a quando le loro scelte non le ricondurranno nuovamente insieme.
Fareeda fa rientro in Italia per ritirare alcuni documenti e rivede Sara che rimane colpita dai racconti di guerra, ma soprattutto dalla tenacia dell’amica e dalla sua innata capacità di non rassegnarsi alla guerra e alla cultura del suo paese. Scappata a un matrimonio di convenienza che la famiglia le aveva organizzato, Fareeda, non si era mai data per vinta e non aveva nessuna intenzione di farlo. Il soggiorno in Italia finisce e lei riparte per il suo paese. Sara ripensa spesso ai racconti dell’amica, a quelle donne siriane forti ma allo stesso tempo fragili e sottomesse ad una cultura maschilista che sceglie il loro destino. Inizia a maturare l’idea di andare a trovare l’amica e dopo qualche giorno è già su un volo diretto ad Aleppo. Con suo grande stupore trova una donna ancora più forte e determinata, ma soprattutto felice di essersi innamorata e legata ad un uomo. Infatti Fareeda, che viveva già con il suo compagno, decide di sposarsi alla presenza della sua amica Sara e di condividere con lei questo traguardo. Come può il matrimonio essere un traguardo per una donna che fino a quel giorno aveva fatto della libertà il proprio stile di vita? Sara la ammirava e si chiedeva se anche lei un giorno sarebbe stata capace di fare lo stesso, perché infondo la libertà più grande era sicuramente quella di poter scegliere, questo aveva imparato dal matrimonio di Fareeda e dal rapporto che la stessa aveva con quello che ormai era diventato suo marito. I due, non solo condividevano la vita, ma anche i progetti lavorativi,infatti entrambi lavoravano all’ospedale di Aleppo e aiutavano il loro popolo a guarire dalle ferite profonde e devastanti della guerra. I giorni trascorsi ad Aleppo furono per Sara felici e decisivi. Per caso una mattina al mercato incontra Brian, un giovane insegnante inglese, di cui rimane molto affascinata. Incontro che le cambierà la vita. Forse il destino fa incontrare prima i sogni e poi le persone, cosi Sara, una volta in Italia incontra di nuovo Brian e inizia a frequentarlo. Lei non si legherà mai, pensa. Ma il destino è imprevedibile, anche se ancora non lo sa. Alcuni mesi dopo Sara e Brian approdano ad Aleppo e coronano il loro sogno: una scuola per i bambini e a misura di bambini. Portato a termine il loro progetto, anche grazie ai loro amici Fareeda e Fadi, ora sono pronti per andare incontro al loro destino, che scoprirete leggendo questo magnifico libro.
La forza delle donne, l’amore per il proprio paese, il coraggio di sfidare la guerra e con essa le antiche tradizioni di un popolo che vuole e deve crescere. La voglia di libertà, ma anche quella di legarsi a qualcuno, perché la libertà è anche questo.
Riflessioni tutte al femminile, dubbi e paure, che sfiorano la vite di tutte le donne del mondo. Il matrimonio visto come risorsa e cammino, la maternità, non come limite, ma come ricchezza. Tutto questo leggiamo nelle intense pagine di questo libro, che ci mostrano la libertà in tutte le sue sfaccettature.

Rosa Maria