Speciale Natale: costruiamo un pupazzo di neve.

78-xcms_label_gallery29Il Natale è alle porte e i bambini iniziano a realizzare piccoli lavoretti a tema. L’idea li diverte parecchio, i bambini adorano la manualità ed amano poter esprimere le loro emozioni attraverso l’atto creativo, che sia un disegno, un racconto, un biglietto o altro.

Per questo oggi vi propongo la realizzazione di un pupazzo di neve, che a quello vero può solo invidiare la capacità di sciogliersi “al sole”.

Il pupazzo di neve che andremo a realizzare è fatto con ingredienti semplici che troviamo in tutte le cucine.

Cosa serve:

  • 2 tazze di bicarbonato di sodio
  • 1 tazza di amido di mais
  • 1 tazza e 1/4 di acqua

Procedimento

In un pentolino far scaldare l’acqua su fiamma moderata fino quasi a bollore.

Quando l’acqua è ben calda (ma non bollente) versare in un colpo solo l’amido e il bicarbonato mescolando con cura. Se l’impasto risulta troppo asciutto basta aggiungere poca acqua continuando a mescolare con cura.

L’impasto in pochi istanti diventa compatto e gommoso: quello è il momento per toglierlo dal fuoco. Prima di usarlo occorre lasciarlo raffreddare per alcuni minuti al coperto per evitare che si secchi.

Subito dopo dividete il composto e ricavatene 2 palline, una più grande per il corpo e una più piccola per la testa. Formate il vostro pupazzo di neve e decoratelo con materiale di riciclo che avete in casa: bottoni, stoffa, legnetti ecc.

Altre decorazioni in pasta di bicarbonato.

Occorrente:

  • Pasta di bicarbonato
  • carta da forno
  • matterello
  • formine per biscotti

Con la pasta di bicarbonato è possibile realizzare diverse decorazioni, natalizie e non. Farlo è semplicissimo.

Procedimento:

Dopo aver preparato la vostra pasta di bicarbonato,trasferite l’impasto su un piano in un foglio di carta da forno, poi disponetevi sopra un altro foglio di carta da forno e procedete con il mattarello fino a dargli lo spessore desiderato. A questo punto togliete la carta forno in superficie e iniziate a creare le vostre decorazioni aiutandovi con delle formine per biscotti.

NB: Per colorare la pasta di bicarbonato potete utilizzare delle comuni tempere o colori per alimenti.

pasta di bicarbonato

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La madre castrante

madre castranteOggi mi sono trovata a riflettere sui legami, da non confondere con le relazioni. I legami possono far bene, come male, soprattutto se sono troppo forti. L’attaccamento morboso a qualcuno o qualcosa, ha nell’individuo un effetto devastante. Occorrerebbe educare all’amore sano, ma spesso la società ci offre modelli distruttivi Per costruire relazioni sane occorre la giusta dose di distacco dal legame. I legami, sin da bambini, dovrebbero essere equilibrati, senza creare dipendenza dall’altro. La prima figura di attaccamento si ha nel rapporto madre figlio, ed è questo che in parte comprometterà l’esito di tutti i futuri legami. Nel linguaggio comune chiamiamo mamma chioccia una mamma assillante e iperprotettiva; in ambito medico questa figura viene definita madre castrante. Una madre castrante è quella che non permette ai figli di andare sulle proprie gambe e deve conoscerne ogni singolo passo ancor prima che lo compiano, proprio a fine di evitarne l’errore. Ma l’errore più grande è proprio questo: tenere i figli in una sfera di cristallo. L’errore è indispensabile per una crescita sana ed equilibrata. L’errore permette di acquisire conoscenza e consapevolezza, da queste poi ne deriva l’autonomia. I figli cresciuti da madri castranti hanno grandi difficoltà a diventare grandi e maturare. Bisogna lasciar respirare i figli, controllarli troppo distrugge anche la loro autostima, poiché li induce a pensare che la madre non si fida di loro. E se la madre non si fida, non può che essere perché non sono in grado di badare a se stessi, di fare una determinata cosa, o di raggiungere un obbiettivo senza la supervisione costante della stessa.

La madre castrante ha una personalità fragile, ma allo stesso tempo la mania del leader. I figli devono costantemente tenerla in considerazione e metterla al centro dell’attenzione.

Non esistono madri perfette, ma solo madri che crescono insieme ai loro figli. Nel mio piccolo non li assillo, do loro fiducia e questo genera libertà di confronto. Nessun discorso tabù, nessuna inibizione.Libertà di scelta. I miei figli escono tranquillamente e mi chiamano quando vogliono essere ripresi, in questo tratto di tempo li chiamo una volta se si tratta di ore, diversamente aspetto che siano loro a chiamarmi. Se li assillassi spegnerebbero il telefono e mi direbbero una cosa per un’altra. Negli adolescenti è abitudine comune mentire sul luogo dove andranno, e io voglio passare un altro messaggio: potete andare ovunque, basta che so dove andate e se non avete come andare o tornare, mi chiedete di accompagnarvi o riprendervi. Spero che da grandi non avranno bisogno di mentirmi, come alcuni uomini fanno con le madri castranti.

La festa dei defunti in Sicilia

Festa dei defunti in SiciliaFino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) – tratto da “Qua e là per l’Italia”

 

 

 

Halloween sì; Halloween no. La vera storia.

 

Halloween è una festa tanto popolare quanto discussa. Ormai manca poco ed è facile imbattersi nel solito dibattito: Halloween sì; Halloween no, che divide l’opinione pubblica creando due schieramenti opposti, soprattutto di mamme. Da una parte troviamo delle mamme intente a intagliare zucche e preparare dolcetti; dall’altra delle mamme “anti Halloween” che, a quanto dicono, non vestiranno mai i loro figli, né apriranno la porta al suono di : “dolcetto o scherzetto?”. Le motivazioni sono tante e tutte discutibili. Come sempre si passa da un eccesso all’altro senza averci capito una fico secco, nella maggior parte dei casi. Insomma, come spesso accade, molte cose non ci entrano in zucca! E sono sempre i dettagli che farebbero la differenza. Probabilmente anche voi vi sarete imbattuti in vari post su facebook in cui si scatena una “guerra” che vede protagonisti su un fronte i devoti del patriottismo che rivendicano il diritto alla conoscenza delle proprie di tradizioni, sull’altro i fan dei festini che rivendicano il diritto di fare festa. Fermi tutti. Il punto non è poter fare o meno festa, né il pericolo perdere le proprie tradizioni, la conoscenza è sempre ricchezza, conoscere altre realtà non significa dimenticare le proprie. La questione è una sola: conoscere per comprendere e per poter scegliere. Mamme aperte al nuovo, forse, e mamme legate alle proprie tradizioni: non esiste il torto e la ragione, ma solo il punto di vista.

Detto ciò andiamo a conoscere le vere origini di Halloween.

Pochi sanno che Halloween non nasce in America, ma bensì in Irlanda. Le sue origini sono antichissime e risalgono al dominio dei Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico.

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day.

I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, dunque i ritmi della loro vita erano scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle i loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione del freddo.

Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain , che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate. In Irlanda la festa era nota come Samhein, o La Samon, la festa del Sole, ma il concetto è lo stesso.

In quel periodo dell’anno i frutti dei campi (che pur non essendo la principale attività dei celti, venivano comunque coltivati) erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Ciò avveniva tramite lo Samhain, che, inoltre, serviva ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità.

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra.

Samhain era, quindi, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno.

 

La vera storia di HalloweenDurante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

la vera storia di halloween

L’importanza che la popolazione celta attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli: il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia. Insieme a Samhain (31 ottobre, appunto) si festeggiavano Lughnasadh (1 agosto), Beltane (30 aprile o 1 maggio), Imbolc (1-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre).L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività, ma in molti casi si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari.

La vera storia di HalloweenVerso la metà del XIX secolo, l’Irlanda fu investita da una terribile carestia. In quel periodo per sfuggire alla povertà, molte persone decisero di abbandonare l’isola e di tentar fortuna negli Stati Uniti, dove crearono, come molte altre nazionalità, una forte comunità. All’interno di essa venivano mantenute vive le tradizioni ed i costumi della loro patria, e tra di essi il 31 Ottobre veniva celebrato Halloween. Ben presto, questa usanza si diffuse in tutto il popolo americano, diventando quasi una festa nazionale. Più recentemente, gli Stati Uniti grazie al cinema ed alla televisione hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti di Halloween, contagiando anche quella parte dell’Europa che ne era rimasta estranea.

Negli Stati Uniti Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti.

La vera storia di Halloween

Per concludere…

Avendo approfondito l’argomento, ritengo la festa di Halloween una tradizione “importabile”, poiché, al contrario di quel che si pensa, racconta la storia di un popolo e le tradizioni “contadine” e rurali, che appartengono un po’ a tutti i popoli.

FELICE HALLOWEEN

 

 

 

 

 

 

ColtivaMi

giardino-immagine-animata-0025Perché insegnare ai bambini a fare un orto?

Per i bambini accostarsi alla natura è un gesto spontaneo, zappare, trasportare la terra, seminare e raccogliere diventa un gioco che li incuriosisce e li stimola. Scoprire la terra, muoversi all’aria aperta non può fare altro che bene al loro corpo e allo spirito.

Secondo alcuni studi fare l’orto contribuisce a risvegliare interessi, senso di responsabilità, stabilità emotiva, consapevolezza di sé e del tempo; ha effetti antidepressivi e calmanti, migliora l’umore e le facoltà mentali.cibo-e-bevanda-immagine-animata-0134

Il bambino impara così a conoscere il mondo, ma anche se stesso e le sue capacità, sviluppa la riflessione, l’attesa, capisce il collegamento tra la causa e l’effetto, matura conoscenze per lui enciclopediche, che lo aiutano a crescere in modo armonioso, molto meglio dei soliti giochi cittadini avulsi da un contesto sano, molto spesso legati al computer o alla televisione.

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0097Gli orti urbani o in balcone, si stanno diffondenndo su tutto il territorio e sono accolti dai bambini con grande entusiasmo. Prendersi cura di un orto aiuta i bambini a responsabilizzarsi e a comprendere le regole e i ritmi della natura. Queste nozioni torneranno utili per la vita, poiché forniranno ai bambini alcune regole e alcuni schemi che troveranno anche spazio in attività in cui ci si dovrà occupare di altro. L’importanza della costanza nello svolgimento di alcune mansioni è un concetto che ognuno di noi dovrebbe far suo, per la serie: chi semina raccoglie. Ciò permette di apprendere l’importanza dei sacrifici e delle rinunce.

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0068Oggi impariamo come fare un orto.

La progettazione dell’orto didattico

La progettazione dell’orto è una delle fasi più divertenti: i bambini, a seconda dell’età potranno realizzare un disegno o una vera e propria cartina per stabilire la posizione dei vari elementi.

Come iniziare:

Naturalmente, oltre ad avere un fazzoletto di terra disponibile (oppure dei vasi capienti) è necessario un minimo di attrezzatura ad altezza di bimbo:treno-immagine-animata-0030

  • palette, zappette e rastrellini piccoli
  • carriole
  • vasetti e terriccio
  • cartellini di identificazione (fai-da-te in legno, è molto bello per i bambini poter personalizzare e, se possibile, fare tutto da sé.)
  • eventuali sostegni (es. per pomodori, fagiolini e piselli
  • semi o piantine

Quali piante coltivare

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0029Se non siete esperti coltivatori è bene iniziare con piante non troppo delicate, il cui successo è assicurato, per esempio:

Piante aromatiche

Anche le piante aromatiche e officinali rappresentano una bella esperienza di coltivazione, per es. la camomilla, la salvia, il rosmarino, la malva e la melissa sono facili da coltivare e possono essere usate facilmente in cucina.

Giardinetto aromatico Zen! Si può creare il Giardino Zen delle aromatiche. Ogni sezione la dedicherete a un’aromatica, metterete dei cartellini di legno dove scriverete il nome di quel giardinetto aromatico Zen: liberate la fantasia!

Basilico

Il suo profumo è meraviglioso e anche lui germina in 5-10 giorni. Il bello è che si può coltivarlo anche all’interno: ogni bambino può realizzare il suo vasetto, seminarlo e poi portarlo a casa quando le piantine saranno sufficientemente grandi. Se poi a questo segue anche il vero pesto fatto in casa la felicità del bambino è assicurata.

Lattuga e insalate

Si può coltivare tutto l’anno escludendo i mesi più freddi (da ottobre a gennaio) e dunque permette di fare l’orto anche nei mesi meno caldi. E’ possibile seminarla in contenitori all’interno (ha bisogno di 5-10 giorni per germinare) e poi trapiantarla all’aperto.

Oltre alle semine è possibile anche impostare l’orto trapiantando delle piantine acquistate in pane di terra. Certo ai bambini manca un pezzo di strada, ma per alcuni ortaggi più complicati e per vedere da subito qualche risultato senza dover aspettare troppo ne vale la pena.

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I perché dell’orto

  • È importante conoscere da dove proviene ciò che mangi
  • È educativo apprendere il ciclo della natura
  • È magico vedere nascere un frutto
  • È buono mangiare un frutto o un ortaggio appena raccolto
  • È ecologico e divertente
  • È multidisciplinare legare l’educazione alimentare, la scienza l’ecologia

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Madri inadeguate.

 

Due bambini morti. Due madri con evidenti problemi a gestire tutto: famiglia e problematiche logistiche da un lato, economiche e sociali dall’altro.

Arezzo, muore bimba lasciata in auto dalla madre

Da un lato una famiglia benestante e una madre alle prese con il rientro al lavoro, con una carica di responsabilità e con una bambina piccola da accudire, oltre alla casa e un marito. Una bambina che vista la tenera età richiede molto impegno, fisico e mentale. Ritmi di vita ancora non del tutto stabilizzati: risvegli notturni, pappe e borsoni sempre dietro. Un ritmo pesante per una madre che probabilmente dorme poco e corre troppo.

Ferrara, partorisce e mette neonato in freezer

Dall’altro una famiglia socialmente svantaggiata, una madre, 6 figli, i soldi che non bastano, il degrado, una nuova gravidanza e l’intero peso sulle spalle. Una vita con un ritmo apparentemente lento in cui la mente, però, lavora al ritmo della luce per trovare soluzioni su come portare un pasto a tavola, comprare un capo di abbigliamento, dare ai figli un destino diverso.

Due padri di cui la cronaca parla poco e su cui l’opinione pubblica si scaglia in misura nettamente inferiore: sono uomini.

Appare evidente che le dinamiche con cui una madre sceglie di uccidere sono diverse da quelle in cui una madre non riesce ad evitare la fatalità. Stanchezza, stress e solitudine interiore. INGIUSTIFICABILE. Eppure le cause di quanto è successo vanno ricercate in questi problemi. E la colpa non solo nelle madri ma nel contesto sociale, che da un lato ci vuole impeccabili e perfette, dall’altro ci tiene ai margini.

Il colpevole? Tanto la madre, quanto il padre, quanto il contesto e LA MANCANZA DI POLITICHE PER LA FAMIGLIA E DI UNA RETE SOCIALE che supporti la famiglia e la figura della madre su cui ricade tutto, anziché distruggere la famiglia con facili allontanamenti, che allontanano le madri anche solo dall’ipotesi di chiedere aiuto.

Riflettiamo: le possibilità di cui disponiamo per gestire la nostra vita derivano soprattutto dal contesto in sui siamo cresciuti e dalle idee prese in prestito o formulate da noi che nel corso degli anni hanno formato la nostra personalità. Oltre che di pensiero siamo fatti di carne, e il corpo, come la mente, necessità di un mantenimento giornaliero.

Curare il corpo e la mente dovrebbe essere una priorità, ma al giorno d’oggi presi dei ritmi di vita frenetici ciò non sempre ci riesce per il meglio, con conseguenze più e meno drastiche per noi e per le persone che ci stanno accanto o che dipendono da noi: i figli.

Il contesto in che modo e in che misura influisce nella nostra vita e nella gestione di questa? Influisce parecchio: le idee, le abilità che sviluppiamo, le possibilità economiche di cui disponiamo, l’ambiente idoneo o meno…sono tutte cose che sono parte di noi e che ci aiutano o meno ad affrontare la vita e le dinamiche di questa.

” Ad averci i soldi tutto sarebbe più semplice”

“Ad avere il tempo tutto sarebbe più semplice”

Questi due dei pensieri  che sfiorano le nostre vite in base alle situazioni che viviamo. Sono affermazioni vere, ma sono anche dettagli su cui concentrarsi per capire in che modo possiamo risolvere la questione che ci affligge, dove possiamo trovare le risorse, economiche o logistiche, per vivere meglio la nostra vita e per stare bene dentro quello che è il nostro contesto.

Non è semplice raggiungere un equilibrio né lo è sempre capovolgere la nostra situazione dall’oggi al domani. Possiamo contare solo su noi stesse, questa è tanto una convinzione che abbiamo, quanto un’impressione. La verità è che possiamo contare solo su noi stesse in percentuale maggiore, ma su una serie di persone e risorse in un modo o in un altro. Abbiamo bisogno di elaborare un piano di vita su misura, che si adatti alla nostre esigenze ma anche alle nostre possibilità. Il segreto sta soprattutto nel trasformare le aspettative in obbiettivi e nell’individuare le abilità in nostro possesso per fare in modo che ciò si concretizzi.

Caso di Arezzo:

Probabilmente molti riterranno questa madre più dedita alla carriera che alla figlia. Dobbiamo domandarci perché solo la madre? Perché il padre in diversa misura?

Perché la donna dovrebbe scegliere di precludersi la possibilità di fare carriera?

Per una donna è utile lavorare, anche nell’ottica che oggi un compagno c’è, domani non si sa. Quindi andrebbero divise le responsabilità e favorite le condizioni, con lavori part time e servizi.

Caso di Ferrara

Riferendomi al caso del neonato ritrovato nel freezer…l’educazione sessuale andrebbe insegnata sin dalle elementari, come gli anticoncezionali e le info su quanto prevede la legge in materia di interruziome di gravidanza. Ci scagliamo contro l’aborto e poi non muoiono feti ma lattanti. Riflettiamo. Lo stato ha il dovere di garantire alle donne il diritto all’aborto, senza farle passare per sensi di colpa e per iter complicati e lunghi.

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Decluttering emotivo: Sbarazzarsi dai pesi interiori e delle emozioni dannose

SEI FOR KIDS

Premessa

amore-immagine-animata-0153Il lavoro che mi accingo a presentare è imperniato sul sottile filo che lega gioco, fantasia e apprendimento, partendo dall’importanza che ha il gioco di fantasia nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino.

Il gioco permette ai bambini di orientarsi nel mondo e di accomodarsi ad esso in virtù del fatto di ridurlo a loro misura.

Possono sperimentare ruoli diversi, acquisire competenze linguistiche e dominare la situazione, organizzando il piano generale di una sequenza di gioco e applicando quello che hanno imparato alle esigenze della vita quotidiana.

Il bambino deve formare schemi e copioni di eventi che gli permettano di valutare, nelle diverse situazioni, quali comportamenti assumere e quali aspettarsi dagli altri; deve apprendere strategie per la soluzione di problemi, cioè tutti quei processi che permettono di dare risposte logiche consequenziali: il PENSIERO CONVERGENTE.

Ci accorgiamo sempre più che, per essere efficace, il pensiero umano richiede processi creativi, ovvero la capacità di produrre associazioni variate e flessibili, di andare oltre il dato oggettivo, di INTUIRE. Come indicano recenti ricerche di Gardner e Sternberg l’intelligenza implica astrazione, capacità combinatoria, necessita di un vocabolario ricco e di un pensiero narrativo in grado di ricordare o di anticipare eventi.

L’intelligenza necessita del PENSIERO DIVERGENTE.treno-immagine-animata-0030

Da queste considerazioni è nata in me l’esigenza di offrire un percorso sulla fantasia.

SCARICA GRATUITAMENTE IL LABORATORIO  sei for kids

 

SEI FOR KIDS

Laboratorio di scrittura creativa per bambini. Il laboratorio è distribuito gratuitamente per fini non commerciali, ciò significa per uso domestico: genitore figlio, o scolastico: maestra alunni. Non è possibile utilizzarlo per progetti esterni a pagamento, né per iniziative nell’ambito di attività ricreative a pagamento, senza autorizzazione scritta dell’autrice, secondo quanto previsto dalla legge vigente in materia di proprietà intellettuale. Info sulla licenza di distribuzione all’interno del file.

Il laboratorio è disponibile anche per adulti, formulato in maniera diversa e più complessa. Per info sui laboratori per adulti clicca sulla sezione del sito:  Immagina

 

Come sviluppare tutti i talenti del bambino (secondo Rudolf Steiner)

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La pedagogia steineriana descrive un’educazione attenta a tutte le dimensioni del bambino: fisica, psichica e spirituale. Negli anni della scuola, il bambino, seguirà un’educazione intellettuale ma prima che il bambino si ritrovi tra i banchi e sui libri è bene che dia spazio il più possibile al gioco, all’intuizione, alla fantasia e alla creatività.

Gli anni che precedono l’ingresso a scuola sono decisivi per i bambini. Il gioco è il mezzo principale attraverso cui le potenzialità e i talenti del bambino possono esprimersi in piena libertà .

Il compito dei genitori è di favorire il più possibile le occasioni in cui il bambino può fare esperienza, ad esempio con giochi liberi, con attività domestiche su misura e con incontri con il mondo naturale oltre che con disegni, canti, balli, musica e racconti.

Ecco alcuni suggerimenti importanti da cui i genitori potranno prendere spunto per aiutare i bambini a sviluppare tutti i loro talenti:

  • Raccontare ai bambini con fiabe, rime e storie.
  • Cantare con i bambini e ascoltare musica insieme.
  • Costruire giocattoli per i bambini e giocare con loro.
  • Dedicarsi al movimento creativo accompagnato da parole e musica.
  • Dare spazio all’arte, permettere ai bambini di disegnare, dipingere e colorare liberamente.
  • Esplorare la natura, conoscere le piante e gli animali, coltivare l’orto.
  • Educare il bambino a una sana alimentazione.
  • Riconoscere la saggezza dei bambini e dare loro ascolto.
  • Coinvolgere i bambini nelle faccende domestiche.
  • Trascorrere del tempo all’aria aperta, passeggiare e giocare nel verde.

( Principi educativi della pedagogia Waldorf )

In particolare nella pedagogia steineriana come nel metodo Montessori è molto importante coinvolgere i bambini nelle attività di casa dato che i piccoli sono sempre affascinati dalle azioni degli adulti e vorrebbero tanto imitarli. Quando sono molto piccoli i bambini possono imitare gli adulti semplicemente con il gioco. Pensiamo a quando i genitori si trovano in cucina per preparare la cena.

La pedagogia steineriana mira a sviluppare individualità libere, in grado di continuare ad imparare dalla vita. Va in questa direzione cercando di riconoscere, coltivare e portare a manifestazione le potenzialità di ciascun bambino, rispettando i tempi della sua evoluzione fisica e interiore.

Per un sano sviluppo del bambino è necessario cercare un equilibrio dinamico, in altre parole un “respiro”, tra due correnti: da un lato devono essere educate le capacità di accogliere e comprendere il mondo esterno attraverso l’affinamento dei sensi e, successivamente, la conquista di un rigoroso pensiero riflessivo; dall’altro bisogna curare nel bambino tutto ciò che lo rende attivo ossia il movimento fisico, la fantasia, l’espressività, la creatività, l’iniziativa. Sono infatti questi ultimi aspetti che nell’epoca contemporanea dominata dalle informazioni, dalle macchine e dalla realtà virtuale, rischiano di venire trascurati; il che può comportare un impoverimento dell’esperienza del bambino e, soprattutto, pregiudicare la formazione di una sana e forte capacità di iniziativa autonoma.

(Metodo Waldorf Steiner: caratteristiche, obbiettivi educativi e approccio all’apprendimento. )

Il bambino è un essere in divenire e importanti trasformazioni sono in relazione a diverse fasi di sviluppo. Queste sono legate ad un ritmo di settenni (0/7 anni – 7/14 anni – 14/21 anni).

Primo settennio

La pedagogia Waldorf, nel primo settennio del bambino, si fonda sui seguenti pilastri:

Esempio: le forze di imitazione del bimbo vengono sollecitate attraverso la qualità delle cose, azioni, sentimenti che lo circondano (cose buone da imitare).

Forza di volontà: il bambino è invitato a fare, con la sua volontà che si attiva nel fare.

Azioni piene di senso: ai bambini viene fatto sperimentare e mostrato il processo reale che c’è dietro le cose, per comprenderne il senso.

Linguaggio immaginativo: si preferisce usare questo tipo di linguaggio e non spiegazioni razionali, poiché il bambino non comprende appieno il linguaggio logico-razionale dell’adulto, ma comprende benissimo la metafora, l’esempio, la fiaba, il racconto, tutto ciò che proietta immagini.

Creatività come attività interiore: al bambino si danno cose che deve completare con la sua fantasia, i giochi e le bambole sono volutamente non definiti per stimolare la creatività e l’attività interiore e per non generare passività.

Materiali naturali: anziché materie morte come la plastica, materiali vivi e naturali che danno calore, come il legno, e sviluppano il tatto del bambino.

Ritmo: quotidiano, settimanale, mensile, annuale. Questo dà sicurezza e forza al bambino, gli crea certezze e orientamento, decisione e volontà.

Si evita qualunque forma di precocizzazione e prescolarizzazione, ogni cosa va fatta al suo tempo per non sottrarre forze vitali al bambino. Si evita di dare concetti astratti ma cose reali che il bambino possa comprendere col cuore. Si dà la possibilità di esprimere totalmente l’individualità del bimbo non costringendolo dall’esterno (ad esempio non si danno schede con disegni già fatti solamente da riempire e colorare). Si offre il giusto quantitativo di stimoli al bambino, quello che può sostenere, e non il bombardamento di stimoli a cui sono normalmente sottoposti e che li fa diventare iperattivi o al contrario passivi.

Secondo settennio

Il settimo anno è uno dei momenti centrali dello sviluppo infantile: è il periodo del rafforzamento della socialità, della fiducia in se stessi ed è la fase di passaggio da un apprendimento basato essenzialmente sui processi imitativi a un apprendimento simbolico creativo che incide su tutto il percorso scolastico successivo. E’ il settennio del bello che inizia col passaggio da “bambino che gioca” a “bambino allievo” e si evidenzia in generale nel cosiddetto cambiamento della figura: il “bambino allievo” non è più così rotondeggiante come prima, è più magro e definito. Non ha più le manine paffute, la pancia diminuisce, cominciano a delinearsi le curve della colonna vertebrale e della vita ed è in grado di toccarsi l’orecchio sinistro con la mano destra passando sopra il capo. La formazione dei denti è già ampiamente conclusa: sotto i denti da latte si trovano ventiquattro denti pronti per il cambio. La lateralizzazione e il vedere che il bambino è già in grado di sperimentare la sua parte destra e la sinistra come separate è un ulteriore indizio di “maturità scolare”. Quando gli si affida un compito è in grado di portarlo a termine. Ha imparato a fare da solo un poco di ordine. E’ maturo socialmente. Anche i disegni dei bambini ci possono dire molto: cielo e terra vengono separati e il bambino non disegna più l’immagine umana come “una testa con dei piedi” ma rappresenta già testa, tronco e membra. Se non viene posta la giusta attenzione nel valutare la maturità scolare di ogni singolo bambino il rischio è quello di compromettere a sua salute (oltre ad avviarlo ad uno scarso rendimento scolastico). Per questo la collaborazione tra genitori e scuola è indispensabile: gli uni debbono aver fiducia nella valutazione fatta da insegnanti, euritmista e medico scolastico, gli altri fiducia che le famiglie comprendano veramente “chi è” il bambino e si mettano i gioco con coscienza ed entusiasmo.

“Nel suo spirito pedagogico e nel suo metodo deve dominare l’idealismo; ma un idealismo che abbia il potere di destare nel giovane le forze e le facoltà che gli abbisogneranno nel corso della vita per avere, riguardo alla collettività, adeguate energie di lavoro e riguardo a se stesso un valido sostegno per la propria vita interiore” R. Steiner

 

 

 

Associazione ricreativa culturale Amnesia Club

Ho il piacere di comunicarvi che da oggi l’Associazione ricreativa culturale Amnesia Club è operativa. Nel blog trovate la storia, la mission e le modalità per sostenerci. L’associazione opera per l’attuazione dei principi di uguaglianza, di pari dignità sociale e di pari opportunità, rivolgendo particolare attenzione alle categorie maggiormente danneggiate: madri e bambini. La missione dell’associazione è quella di costruire una società giusta ed equa che mette in primo piano diritti umani, pace e solidarietà.

E’ possibile sostenerci in diversi modi, non solo economici. C’è posto per tutti e sono certa che ognuno individuerà il modo per sostenerci in base alle proprie possibilità. Se condividete gli stessi obbiettivi potete sostenerci anche facendo conoscere l’associazione, gli obbiettivi e i progetti tramite condivisione sui social e passa parola tra amici e parenti. Grazie a chi dedicherà un po’ di attenzione a questo piccolo progetto che spero di far crescere con l’aiuto di altri.

Visitate il blog dell’associazione: Blog Associazione ricreativa culturale Amnesia Club

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E-learning la formazione conciliabile con il ruolo di mamma

E-learning la formazione conciliabile con il ruolo di mamma

L’arrivo di un bambino rappresenta per le donne un momento di grande gioia, ma spesso anche un ostacolo per la propria carriera. Molte mamme dopo la maternità fanno un’enorme fatica a rimettersi in gioco, alcune perdono il lavoro, altre ci rinunciano perché inconciliabile con il ruolo di mamma, soprattutto a causa della poca flessibilità degli orari e dei costi delle strutture per l’infanzia. Ma per alcune il lavoro rappresenta una vera e propria necessità, come una necessità rappresenta il fatto di poterlo coniugare con il ruolo di mamma. Lavorare in modo autonomo e flessibile rappresenta un traguardo che poche riescono a tagliare. Ormai il mondo del lavoro è incerto e il posto fisso un miraggio, cosi si fanno strada nuove professioni che, se perseguite con costanza e impegno, possono rappresentare una svolta e un occasione. Oggi è possibile frequentare online svariati corsi professionali, che dallo la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, ma a volte, anche quella di auto gestirsi.

Parliamo di e-learning la nuova frontiera della formazione.

 

Seguire training on line dal proprio computer è sicuramente una comodità e un risparmio in termini di risorse economiche (spostamenti, benzina,…) e di tempo. Capiamo però pregi e difetti di questa tipologia di formazione.

Prima di parlare di vantaggi e svantaggi diamo una definizione di e-learning: è un apprendimento on line dove, grazie all’uso di tecnologie multimediali e di Internet, si effettuano corsi di formazione professionale. L’accesso alle risorse e ai servizi è semplificato dagli strumenti digital e dalla connessione da remoto.

I 10 PRO sono:

  1. Facile condivisione dei contenuti con persone situate a grandi distanze
  2. Possibilità di apprendere secondo i propri ritmi di comprensione
  3. Possibilità di apprendere quello che serve quando serve, secondo la filosofia “Just in time and just enough”
  4. Possibilità di riconsultare i materiali on line e di vedere gli aggiornamenti inseriti dal docente in tempo reale
  5. Possibilità di personalizzare la struttura dei contenuti e di calendarizzare gli impegni
  6. .Minori costi rispetto alla partecipazione a formazioni tradizionali (nessun allontanamento del dipendente da istruire dal posto di lavoro quindi una forte crescita della produttività individuale)
  7. Possibilità di monitorare il proprio apprendimento grazie a software che rilevano i risultati (KPI) e gestiscono la didattica
  8. Lezioni con supporti più semplici e d’appeal come audio, animazioni e video rispetto alle solite dispense, che fanno crescere in modo esponenziale la capacità cognitiva di chi partecipa
  9. Standardizzazione della metodologia d’insegnamento e conseguente uniformazione dei livelli di conoscenza dei partecipanti
  10. Facilità e tempestività d’aggiornamento dei contenuti

I 5 CONTRO:

  1. Alcune persone potrebbero soffrire la mancanza dell’interazione “fisica” con il docente
  2. Si dà meno importanza agli elementi non verbali della spiegazione
  3. .Mancanza dell’aspetto sociale della relazione
  4. La mancanza della presenza di altri allievi e del docente potrebbe ridurre la motivazione all’apprendimento
  5. Riduzione della competizione con gli altri studenti

Sì all’e-learning, perché?

  • Perché le esigenze della formazione cambiano rapidamente e dobbiamo stare al passo con i tempi
  • perché essendo digital è più flessibile
  • perché agevola l’accesso all’istruzione per tutti
  • perché è conciliabile con il ruolo di mamma