Madri inadeguate.

 

Due bambini morti. Due madri con evidenti problemi a gestire tutto: famiglia e problematiche logistiche dal un lato, economiche e sociali dall’altro.

Arezzo, muore bimba lasciata in auto dalla madre

Da un lato una famiglia benestante e una madre alle prese con il rientro al lavoro, con una carica di responsabilità e con una bambina piccola da accudire, oltre alla casa e un marito. Una bambina che vista la tenera età richiede molto impegno, fisico e mentale. Ritmi di vita ancora non del tutto stabilizzati: risvegli notturni, pappe e borsoni sempre dietro. Un ritmo pesante per una madre che probabilmente dorme poco e corre troppo.

Ferrara, partorisce e mette neonato in freezer

Dall’altro una famiglia socialmente svantaggiata, una madre, 6 figli, i soldi che non bastano, il degrado, una nuova gravidanza e l’intero peso sulle spalle. Una vita con un ritmo apparentemente lento in cui la mente, però, lavora al ritmo della luce per trovare soluzioni su come portare un pasto a tavola, comprare un capo di abbigliamento, dare ai figli un destino diverso.

Due padri di cui la cronaca parla poco e su cui l’opinione pubblica si scaglia in misura nettamente inferiore: sono uomini.

Appare evidente che le dinamiche con cui una madre sceglie di uccidere sono diverse da quelle in cui una madre non riesce ad evitare la fatalità. Stanchezza, stress e solitudine interiore. INGIUSTIFICABILE. Eppure le cause di quanto è successo vanno ricercate in questi problemi. E la colpa non solo nelle madri ma nel contesto sociale, che da un lato ci vuole impeccabili e perfette, dall’altro ci tiene ai margini.

Il colpevole? Tanto la madre, quanto il padre, quanto il contesto e LA MANCANZA DI POLITICHE PER LA FAMIGLIA E DI UNA RETE SOCIALE che supporti la famiglia e la figura della madre su cui ricade tutto, anziché distruggere la famiglia con facili allontanamenti, che allontanano le madri anche solo dall’ipotesi di chiedere aiuto.

Riflettiamo: le possibilità di cui disponiamo per gestire la nostra vita derivano soprattutto dal contesto in sui siamo cresciuti e dalle idee prese in prestito o formulate da noi che nel corso degli anni hanno formato la nostra personalità. Oltre che di pensiero siamo fatti di carne, e il corpo, come la mente, necessità di un mantenimento giornaliero.

Curare il corpo e la mente dovrebbe essere una priorità, ma al giorno d’oggi presi dei ritmi di vita frenetici ciò non sempre ci riesce per il meglio, con conseguenze più e meno drastiche per noi e per le persone che ci stanno accanto o che dipendono da noi: i figli.

Il contesto in che modo e in che misura influisce nella nostra vita e nella gestione di questa? Influisce parecchio: le idee, le abilità che sviluppiamo, le possibilità economiche di cui disponiamo, l’ambiente idoneo o meno…sono tutte cose che sono parte di noi e che ci aiutano o meno ad affrontare la vita e le dinamiche di questa.

” Ad averci i soldi tutto sarebbe più semplice”

“Ad avere il tempo tutto sarebbe più semplice”

Questi due dei pensieri  che sfiorano le nostre vite in base alle situazioni che viviamo. Sono affermazioni vere, ma sono anche dettagli su cui concentrarsi per capire in che modo possiamo risolvere la questione che ci affligge, dove possiamo trovare le risorse, economiche o logistiche, per vivere meglio la nostra vita e per stare bene dentro quello che è il nostro contesto.

Non è semplice raggiungere un equilibrio né lo è sempre capovolgere la nostra situazione dall’oggi al domani. Possiamo contare solo su noi stesse, questa è tanto una convinzione che abbiamo, quanto un’impressione. La verità è che possiamo contare solo su noi stesse in percentuale maggiore, ma su una serie di persone e risorse in un modo o in un altro. Abbiamo bisogno di elaborare un piano di vita su misura, che si adatti alla nostre esigenze ma anche alle nostre possibilità. Il segreto sta soprattutto nel trasformare le aspettative in obbiettivi e nell’individuare le abilità in nostro possesso per fare in modo che ciò si concretizzi.

Caso di Arezzo:

Probabilmente molti riterranno questa madre più dedita alla carriera che alla figlia. Dobbiamo domandarci perché solo la madre? Perché il padre in diversa misura?

Perché la donna dovrebbe scegliere di precludersi la possibilità di fare carriera?

Per una donna è utile lavorare, anche nell’ottica che oggi un compagno c’è, domani non si sa. Quindi andrebbero divise le responsabilità e favorite le condizioni, con lavori part time e servizi.

Caso di Ferrara

Riferendomi al caso del neonato ritrovato nel freezer…l’educazione sessuale andrebbe insegnata sin dalle elementari, come gli anticoncezionali e le info su quanto prevede la legge in materia di interruziome di gravidanza. Ci scagliamo contro l’aborto e poi non muoiono feti ma lattanti. Riflettiamo. Lo stato ha il dovere di garantire alle donne il diritto all’aborto, senza farle passare per sensi di colpa e per iter complicati e lunghi.

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Decluttering emotivo: Sbarazzarsi dai pesi interiori e delle emozioni dannose

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Associazione ricreativa culturale Amnesia Club

Ho il piacere di comunicarvi che da oggi l’Associazione ricreativa culturale Amnesia Club è operativa. Nel blog trovate la storia, la mission e le modalità per sostenerci. L’associazione opera per l’attuazione dei principi di uguaglianza, di pari dignità sociale e di pari opportunità, rivolgendo particolare attenzione alle categorie maggiormente danneggiate: madri e bambini. La missione dell’associazione è quella di costruire una società giusta ed equa che mette in primo piano diritti umani, pace e solidarietà.

E’ possibile sostenerci in diversi modi, non solo economici. C’è posto per tutti e sono certa che ognuno individuerà il modo per sostenerci in base alle proprie possibilità. Se condividete gli stessi obbiettivi potete sostenerci anche facendo conoscere l’associazione, gli obbiettivi e i progetti tramite condivisione sui social e passa parola tra amici e parenti. Grazie a chi dedicherà un po’ di attenzione a questo piccolo progetto che spero di far crescere con l’aiuto di altri.

Visitate il blog dell’associazione: Blog Associazione ricreativa culturale Amnesia Club

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E-learning la formazione conciliabile con il ruolo di mamma

E-learning la formazione conciliabile con il ruolo di mamma

L’arrivo di un bambino rappresenta per le donne un momento di grande gioia, ma spesso anche un ostacolo per la propria carriera. Molte mamme dopo la maternità fanno un’enorme fatica a rimettersi in gioco, alcune perdono il lavoro, altre ci rinunciano perché inconciliabile con il ruolo di mamma, soprattutto a causa della poca flessibilità degli orari e dei costi delle strutture per l’infanzia. Ma per alcune il lavoro rappresenta una vera e propria necessità, come una necessità rappresenta il fatto di poterlo coniugare con il ruolo di mamma. Lavorare in modo autonomo e flessibile rappresenta un traguardo che poche riescono a tagliare. Ormai il mondo del lavoro è incerto e il posto fisso un miraggio, cosi si fanno strada nuove professioni che, se perseguite con costanza e impegno, possono rappresentare una svolta e un occasione. Oggi è possibile frequentare online svariati corsi professionali, che dallo la possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, ma a volte, anche quella di auto gestirsi.

Parliamo di e-learning la nuova frontiera della formazione.

 

Seguire training on line dal proprio computer è sicuramente una comodità e un risparmio in termini di risorse economiche (spostamenti, benzina,…) e di tempo. Capiamo però pregi e difetti di questa tipologia di formazione.

Prima di parlare di vantaggi e svantaggi diamo una definizione di e-learning: è un apprendimento on line dove, grazie all’uso di tecnologie multimediali e di Internet, si effettuano corsi di formazione professionale. L’accesso alle risorse e ai servizi è semplificato dagli strumenti digital e dalla connessione da remoto.

I 10 PRO sono:

  1. Facile condivisione dei contenuti con persone situate a grandi distanze
  2. Possibilità di apprendere secondo i propri ritmi di comprensione
  3. Possibilità di apprendere quello che serve quando serve, secondo la filosofia “Just in time and just enough”
  4. Possibilità di riconsultare i materiali on line e di vedere gli aggiornamenti inseriti dal docente in tempo reale
  5. Possibilità di personalizzare la struttura dei contenuti e di calendarizzare gli impegni
  6. .Minori costi rispetto alla partecipazione a formazioni tradizionali (nessun allontanamento del dipendente da istruire dal posto di lavoro quindi una forte crescita della produttività individuale)
  7. Possibilità di monitorare il proprio apprendimento grazie a software che rilevano i risultati (KPI) e gestiscono la didattica
  8. Lezioni con supporti più semplici e d’appeal come audio, animazioni e video rispetto alle solite dispense, che fanno crescere in modo esponenziale la capacità cognitiva di chi partecipa
  9. Standardizzazione della metodologia d’insegnamento e conseguente uniformazione dei livelli di conoscenza dei partecipanti
  10. Facilità e tempestività d’aggiornamento dei contenuti

I 5 CONTRO:

  1. Alcune persone potrebbero soffrire la mancanza dell’interazione “fisica” con il docente
  2. Si dà meno importanza agli elementi non verbali della spiegazione
  3. .Mancanza dell’aspetto sociale della relazione
  4. La mancanza della presenza di altri allievi e del docente potrebbe ridurre la motivazione all’apprendimento
  5. Riduzione della competizione con gli altri studenti

Sì all’e-learning, perché?

  • Perché le esigenze della formazione cambiano rapidamente e dobbiamo stare al passo con i tempi
  • perché essendo digital è più flessibile
  • perché agevola l’accesso all’istruzione per tutti
  • perché è conciliabile con il ruolo di mamma

Moms Don’t Quit: mamme il mondo del lavoro ha bisogno di voi.

 

Moms Don’t Quit è un’iniziativa contro quei pregiudizi che spingono ogni anno migliaia di donne a scrivere la loro lettera di dimissioni, costrette a scegliere tra maternità e lavoro.

È una lettera, che mostra l’unica possibile alternativa che le mamme hanno, ma che non sceglierebbero mai: smettere di fare le madri.

 

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La maternità non è un problema per la donna che lavora. Le mamme non sono una zavorra della società, lavoratrici da appallottolare e buttare via come una cartaccia. Proprio dall’Italia, che per anni ha adottato la prassi delle dimissioni in bianco in caso di gravidanza, nasce l’importante campagna di comunicazione dal titolo “Moms Don’t Quit – le mamme non si dimettono”.

Tutta la campagna ruota attorno ad un video provocatorio: cosa accadrebbe se le donne consegnassero ai loro figli una lettera di dimissioni dal ruolo di mamma? La risposta dei bambini è un insegnamento di vita. Invita a pensare, a porsi delle domande e a trovare delle soluzioni. Soprattutto visto che ancora tanti datori di lavoro, le dimissioni per le donne in gravidanza le considerano “necessarie”. Il mondo del lavoro ha bisogno delle mamme, questo è il messaggio centrale della campagna. “Moms don’t quit” è un progetto di comunicazione sociale e di sensibilizzazione, ideato e realizzato da FCB Milano, Agenzia Pubblicitaria player Internazionale, che opera in Italia da oltre 45 anni. Sostengono l’iniziativa: Corriere della Sera; Io donna; Insieme e Io e il mio bambino.

Oltre la campagna c’è anche una petizione online (clicca qui per maggiori informazioni: http://www.momsdontquit.it/mdq/homepage/ ) diretta al Ministro Delle Pari Opportunità, al Presidente Della Repubblica Italiana, al Presidente Del Senato e al Presidente Della Camera. L’obiettivo è quello di creare al più presto un tavolo di lavoro parlamentare, che possa coinvolgere mamme che hanno perso il lavoro e lavoratrici in gravidanza, al fine di creare una specifica agenda parlamentare su questi temi: sblocco immediato delle iniziative previste dalla Legge di Stabilità ed iniziative concrete volte a modificare il contesto culturale nel quale ancora oggi troppe donne sono costrette a scelte che compromettono l’importante valore da loro apportato al mondo del lavoro.

La campagna

 

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Nina e i diritti delle donne.

Mi piace essere femmina. Sono contenta di essere nata dopo tutti questi cambiamenti. Non so cosa voglio fare da grande, sono indecisa tra mille possibilità. Una cosa ancora non ho capito: perché nel mio cognome non c’é anche quello di mamma?

Nina e i diritti delle donne

 

 

Autore: Cecilia D’Elia

Genere: Ragazzi Illustrato

Editore: Sinnos

 

 

 

 

Nina è una bambina dei nostri giorni. Vive con i genitori e suo fratello. E’ felice, non le manca niente. In casa sua, tutti, a parte la mamma, portano il cognome del papà. Da questa curiosa e semplice constatazione, si avvia una bella storia. La storia delle donne della famiglia di Nina, che scorre parallela alla dura battaglia per la conquista dei diritti femminili. A raccontarla è sua madre Carla . Nina è tutta orecchi. Ascolta le vicende della sua bisnonna, della sua nonna, apprendendo l’amarezza delle ingiustizie subite dal così detto “sesso debole”. Oggi le cose sono cambiate, per fortuna. Le donne possono studiare, partecipare alla società.

Il racconto di come è cresciuta l’’ Italia attraverso l’’ evoluzione dei costumi, delle donne e della società intera: per mostrare ai giovani lettori e lettrici che niente si può dare per scontato e che tanti diritti, che oggi sembrano ovvi, sono in realtà frutto di grandi battaglie.

Nina e i diritti delle donne narra lo specchio di tre generazioni di madri e figlie che, in un passaggio ideale di testimone, si tramandano i germi della propria dignità, nel rispetto delle differenze, in risposta alla cultura fortemente patriarcale che ha connotato buona parte delle stagioni della nostra Italia.

Il libro ricorda grandi figure femminili che hanno fatto la storia delle donne in Italia negli ultimi 50 anni: da Franca Viola a Nilde Iotti. L’ emancipazione delle generazioni passate e un’involuzione proprio negli anni che stiamo vivendo, quando le nipoti non hanno gli stessi diritti delle nonne per via della precarizzazione del lavoro e le battaglie contro l’uso della donna oggetto nella comunicazione sembrano non essere mai state combattute. Forse abbiamo smesso di indignarci, lottare o semplicemente chiedere il rispetto dei diritti: è anche grazie a libri come questi che si risveglia la coscienza civile dei ragazzi.

Niente mi basta.

 

“Tredici anni, l’età ingrata. Difficile da vivere, e soprattutto da narrare senza cadere in luoghi comuni”

 

 

 

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autore Giusi Quarenghi

editore Salani

collana Romanzo

genere Ragazzi

 

 

Tredici anni, l’età ingrata. Difficile da vivere, e soprattutto da narrare senza cadere in luoghi comuni e facili giudizi di comodo. Eppure questo libro riesce, con delicatezza e comprensione, ad affrontare il tema dell’adolescenza in tutte le sue sfaccettature: dal rifiuto di se stessi e del proprio corpo e quindi del cibo, alla paura di non sapersi guardare con gli occhi degli altri, alla straziante fragilità di sentirsi esposti e inermi ai primi affondi della vita. Giusi Quarenghi non si schiera, non giudica, non invade l’intimità del dolore privato di un’adolescente come tante, ma lo narra con maestria e consapevolezza, spalancando una finestra su un’età dal sapore amaro e, nello stesso tempo, di una dolcezza che nessuno di noi può dimenticare. Età di lettura: da 13 anni.

 

Cosi sei fatto tu.

Storie in rima per spiegare le differenze tra maschi e femmine.

( Alberto Pellai , Edizioni Erickson. )

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Note Editore

Che differenza c’è tra un maschio e una femmina? Il calcio è solo per bambini e la danza solo per bambine?

Questo libro, rivolto ai bambini e alle bambine dai 10 ai 12 anni cerca di spiegare la complessità associata alla conquista della propria identità di genere. Lo fa attraverso il racconto poetico e in rima di un nonno che descrive il mondo di un tempo in rapporto a quello odierno, dove uomini e donne hanno più possibilità di realizzare il proprio progetto di vita con minori condizionamenti e limiti.

Rimanendo al di fuori di ogni scontro ideologico, questo libro propone uno strumento per parlare e approfondire, con attività adeguatamente costruite in base all’età di riferimento, il tema della differenza nella prospettiva di promuovere un percorso di crescita in cui il «dentro» e il «fuori» di ogni individuo possa sintonizzarsi con i bisogni di ciascuno e con la promozione del proprio benessere.

 

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Trama

Con uno stile poetico e allo stesso tempo semplice e chiaro, questo libro vuole raccontare ai ragazzi e alle ragazze dai 10 ai 12 anni tutta la complessità associata alla conquista della propria identità di genere, tema di fondamentale importanza in ogni percorso di educazione affettiva, sessuale e civica. Attraverso una divertente storia in rima, il giovane lettore si confronta con una famiglia dove i due ragazzi protagonisti hanno potuto esprimere con serenità la propria identità di maschio e femmina senza i condizionamenti degli stereotipi di genere ancora presenti nella società attuale. Se Caterina ha i capelli cortissimi e indossa solo pantaloni di jeans e se Martino ha i capelli lunghi e adora il ballo, se una donna fa un lavoro solitamente riservato agli uomini e viceversa, il messaggio finale è che ognuno deve appropriarsi della propria identità di genere vincendo stereotipi e in assoluto rispetto di se stesso e delle persone che gli vivono accanto. La storia permette inoltre di raccontare il maschile e il femminile anche dal punto di vista dell’anatomia dell’apparato genitale fornendo materiali e informazioni relativi agli obiettivi formativi e didattici per la scuola secondaria di primo grado. Grazie ai suoi contenuti innovativi proposti secondo i principi della narrativa Psicologicamente Orientata (N.P.O.) e corredati di schede di approfondimento sui temi trattati, il volume si rivela un ottimo strumento per la crescita emotiva e sessuale.

Autore

Alberto Pellai, medico e ricercatore presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, si occupa di prevenzione in età evolutiva. Conduce corsi di formazione per genitori e docenti, e nel 2004 ha ricevuto dal Ministero della Salute la medaglia d’argento al merito della sanità pubblica.


Considerazioni

Ho trovato il testo molto utile; scorrevole la lettura, semplice la comprensione, funzionali le schede didattiche di approfondimento.

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Con i miei figli attraverso le storie dei protagonisti e le domande delle schede sono riuscita ad affrontare diversi argomenti: identità di genere, differenze di genere, identità sessuale, concepimento, anatomia e differenze fisiche tra maschi e femmine, modelli sociali proposti da tv e giornali e altro che ora mi sfugge.

Parlando dell’identità di genere, da una domanda delle schede di approfondimento, siamo arrivati a parlare di bambini gender fluid, di transgender e di gay. Ho approfondito quest’argomento nell’articolo: Coy Mathis è una bambina. E Leonardo è anche Viola.

Persino l’immagine di copertina ha attirato mia figlia: Guarda mamma questa bambina indossa come intimo il top. Come quello che indosso io e quelli colorati che abbiamo comprato poco fa. Io sono fatta cosi, solo che ho i capelli lunghi.

Grazie a questo libro abbiamo passato una piacevole giornata e acquisito tante nuove conoscenze, che avevo accennato con altre favole.

E’ un libro che consiglio.

 


 

copertina

Coy Mathis è una bambina. E Leonardo è anche Viola.

Oggi con i miei figli abbiamo letto “Cosi sei fatto tu” di Alberto Pellai , Edizioni Erickson. ( storie in rima per spiegare le differenze tra maschi e femmine)

Dopo aver finito la piacevole lettura siamo passati allo svolgimento delle attività proposte sul testo. Davanti alla frase: Pensa a una persona di sesso maschile e a una di sesso femminile, che non rispecchia le caratteristiche degli uomini e delle donne.

Mia figlia ha subito esclamato : ” Io lo so!  Su ” Storie della buona notte per bambine ribelli” c’è una persona così, si chiama Coy…È nata l’anno in cui sono nata io…

 

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Dopo aver riletto la storia di Coy, ho chiesto ai miei figli se avevano mai conosciuto qualche bambino\a con le sue stesse caratteristiche. Mia figlia d’istinto ha risposto subito no; mentre mio figlio dopo qualche attimo ha detto: ” Sì. Quel bambino che abbiamo conosciuto ai laboratori in biblioteca. Il primo giorno mi sembrava femmina ma era vestito da maschio e diceva di chiamarsi Leonardo. Il secondo giorno, invece, indossava una tuta rosa e si è presentato come Viola. Pensavo che ci prendeva in giro. Che giocava. Boh! “

Leonardo è un bambino solare; parecchio intelligente e curioso. Le volte in cui lo abbiamo incontrato nei panni di Leo o in quelli di Viola, i miei figli, come gli altri bambini, non sembravano turbati da questa personalità “mutabile”, forse perché vestiva perfettamente i suoi panni, che fosse Viola o Leo, o forse perché le differenze sono qualcosa da adulti, invisibili ad un occhio bambino.

La prima volta che conobbero Viola, dopo aver conosciuto Leonardo, giocarono tranquillamente, come se nulla fosse. Li osservai per captare le loro reazioni, e osservai anche gli altri bambini presenti: tutti giocavano con Viola tranquillamente, anche chi la volta precedente, come i miei figli, aveva conosciuto Leonardo. Appena andati via, mio figlio Marco mi disse: “Sai mamma, quel bambino che oggi indossava una tuta rosa e diceva di chiamarsi Viola, la settimana scorsa si chiamava Leonardo ed era vestito da maschio. E’ sempre lui. Lo hai riconosciuto anche tu? Ma oggi voleva prenderci in giro secondo te? Eppure a me anche l’altra volta vestito da maschio, mi sembrava femmina, ma diceva di chiamarsi Leonardo. Secondo me gioca a travestirsi. “

“L’ho riconosciuto anche io. Sì è sempre lo stesso bambino, solo che lui è sia Leonardo che Viola. Le sue caratteristiche fisiche sono quelle di un maschio, ma nel profondo del suo animo c’è Viola, la sua parte femminile che ogni tanto si manifesta in maniera più visibile, magari indossando una tuta rosa. Ognuno di noi ha un’identità di genere, ma le caratteristiche fisiche non sempre la rispecchiano. Si può nascere femmine in un corpo da maschio, o viceversa. “

Ma è gay? chiede mio figlio Marco.

” No. Almeno non ancora. E’ troppo piccolo per avere chiara la sua identità sessuale. Magari gli piacciono di più i bambini, ma forse perché li vede fisicamente uguali a lui, probabilmente domani sarà attratto dalle donne, perché le sentirà più affini, più vicine alla natura del suo animo. Per ora è un bimbo gender fluid, significa che non si identifica in nessuna identità di genere: maschio o femmina, o in entrambe, e non vuole abbandonare nessuna delle due. Un giorno è Leonardo, un giorno è Viola, infondo è sempre lui, come avete notato.  “

“Sì hai ragione mamma. Ma io sono maschio ( ho il pisellino) e mi sento maschio. “

” Va benissimo così, tesoro. Hai avuto la fortuna di nascere maschio nel corpo e nell’anima. Ricorda che non è cosi per tutti; e che le persone che si sentono come Leonardo, crescendo possono sentirsi a disagio con il proprio corpo, dunque noi dobbiamo aiutarli, fargli capire che per noi va bene cosi. Se non lo facciamo gli diamo un dispiacere, un grande dolore. E non è giusto.”

” Già, mamma. Hai ragione.” Hanno risposto in coro.

 

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(Leggi anche  Mio Figlio in Rosa, Storia di una crescita anticonvenzionale )


 

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Promozione alla lettura: Galimberti boccia le scuole italiane.

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Umberto Galimberti, grande pensatore che si è speso in Italia per la promozione dell’importanza della cultura e dello spirito critico, ha messo il dito nella piaga:

“In Italia non leggiamo e siamo agli ultimi posti in Italia perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati. Gli insegnanti devono essere degli affascinatori, oltreché essere adeguatamente formati. Questo in Italia non c’è più da molti anni. Per leggere un libro ci vuole passione, leggere costa fatica, ci vogliono degli educatori che riescano a motivare e appassionare i ragazzi, gli adolescenti.”

L’ISTAT conferma quanto sostenuto da Galimberti e ci mostra un calo in continua crescita. Sembra che il libro affascini una percentuale sempre più bassa di persone. Il libro è forse uno strumento noioso? Le storie appassionano il pubblico, ma lo fanno attraverso il piccolo e il grande schermo. Pochi si soffermano a pensare che queste storie sono prima un libro o un copione, poi un film. Ai non lettori, indubbiamente, manca la capacità di immaginare le scene, e ricorrere alla pellicola è il modo più semplice per vedersele scorrere davanti. Qualcuno azzarderebbe a dire che è anche il modo più veloce per conoscere subito la conclusione, in effetti il finale arriva subito dopo la “pausa pubblicità”. Anche qui mi trovo a dover contraddire, perché le fiction a più puntate tengono inchiodati al divano milioni di italiani ogni settimana. Aspettare la puntata successiva, dunque, sembra non dispiacere; dispiace, invece, rimandare la lettura del capitolo successivo e, di conseguenza, la conclusione della storia. Dovremmo tornare a immaginare, per questo è importantissimo stimolare soprattutto il piccolo pubblico. La promozione alla lettura – come sostenuto da Galimberti – ha bisogno di educatori che riescano ad appassionare e motivare. Continua a leggere.