Il paese delle donne invisibili.

Quando sarai grande abbastanza ti racconterò la fiaba di un nome e di un cognome.

Ti racconterò la storia di una bambina che amava indossare i pantaloni e giocare con le pistole. Una bambina che a quel tempo, con l’ingenuità dei suoi anni non vedeva differenza alcuna tra lei e il suo compagno di gioco, ma che forse inconsciamente si preparava già a combattere una battaglia vecchia quando il mondo, quella uomo donna.

Ti racconterò di una bambina che non era fimmina nella misura in cui il contesto la rilegava; di una bambina a cui quei panni sono sempre andati troppo stretti.

Una bambina che crescendo ha gettato le armi ma non la spugna. Una donna che ha combattuto a mani nude la guerra dei sessi. Una donna vestita dei suoi soli pensieri.

Ti racconterò la fiaba di un paese antico dove tutto era molto diverso da quel che sembrava. Dove la modernità aveva preso il sopravvento sull’evoluzione del pensiero e aveva finito per far credere ai propri abitanti che quella fosse la normalità.

Il paese delle donne invisibili.

Donne annullate e schiacciate dalla cultura patriarcale che finivano per ritenerla giusta e impartirla ai loro figli.

Ti racconterò la storia di un nome e quella di una terra che ne annullava l’individualità già dalla nascita.

Ti racconterò di milioni di donne utilizzate come una sorta di incubatrice destinata a sfornare eredi maschi che portassero avanti l’eredità di un trisavolo.

Ti racconterò delle tradizioni di una terra che hanno diviso gli uomini e le donne, rilegandoli in ruoli prestabiliti, ognuno dei quali aveva un compito a loro dire fondamentale affinché tutto restasse uguale.

Ti racconterò di una terra rimasta immutata negli anni. Una terra ostile al cambiamento e alle donne. E ti dirò che tu potrai nel tuo piccolo contribuire a cambiare le cose. Ma potrai anche fallire. Questa non è una fiaba con un eroe mascherato che salva il mondo. Questa è una fiaba fatta da persone normali che hanno creduto all’uguaglianza e ne hanno pagato le conseguenze. Ti auguro figlio mio di essere tra questi. Perché non esistono vinti né vincitori, ma solo persone che al cambiamento ci hanno creduto.

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