Lettera di una moglie al marito in carcere.

La tua famiglia ti ha portato all’auto distruzione.

Il problema qua non sono io; non è il sentimento che nutri o meno nei miei confronti, né quello che nutro io nei tuoi.

Il problema è la mia visione pulita della vita e delle relazioni che entra in contrasto con l’ideologia con la quale sei stato cresciuto.

In questi anni abbiamo provato a costruire qualcosa ma ogni qual volta sei ritornato sui tuoi passi, hai seguito il cammino che fin dalla nascita ti era stato mostrato come unico possibile.


Se anni fa avessi portato a termine la nostra decisione di cambiare vita, ora saresti libero.

Invece hai obbedito alla “famigghia” e l’ hai assecondata.

Hanno fatto di tutto per allontanarti dalla strada che avevamo deciso di percorrere insieme.

Una strada che non si incontrava con la loro. Un cammino senza scorciatoie, ma fatto di sacrifici.

Un cammino anche modesto dove non importa se sotto casa hai una fiat uno o una cinquecento, ma che ciò che hai e lo sei guadagnato onestamente.

La famigghia è ingombrante e non lascia scelta. Lo so. Ma si può lasciare la stessa se si ha il coraggio di scegliere di vivere diversamente. E’ difficile, ma non impossibile.

A meno che non si nasce in famiglie ricche o non si fa una vincita grossa all’Enalotto, non si può condurre una vita lussuosa.

Ma sappi che nella vita modesta e umile c’è una grande dignità. Molta più di quella che c’è nel guadagno facile e illecito.

Forse mi sono illusa di poterti far prendere una strada diversa da quella che avevi percorso fino ad oggi. Di poterti migliorare, non cambiare, perché in fondo mi andavi bene così. NON ERI MALE..ERI SOLO SULLA CATTIVA STRADA ed io non sono riuscita a farti cambiare rotta.

Hai mai provato a immaginare come sarebbe stato bello dormire la sera senza la paura che una pattuglia si presentasse a prenderti nel cuore della notte?

Hai mai pensato come sarebbe stato bello fare un bagno al mare senza la paura che un’enorme piovra ti trascinasse nell’abisso?

Hai mai pensato a quanto sarebbe stato bello prendere per mano tuo figlio e portarlo a comprare le caramelle?

Sai ai bambini basta poco per essere felici. Solo quando riesci a vivere con poco comprendi a pieno quanto buona possa essere la caramella che ti ha portato papà rientrando a casa dal lavoro.

E non sai quanto è bello sentire una mamma lamentarsi solo perché con le scarpe le hai sporcato il pavimento.

Non sai come mi piacerebbe incazzarmi per un pavimento sporco di calce o una maglia unta di olio di motore.

Ma invece posso solo rammaricarmi per un marito lontano e una bella casa dove non rimbomberà mai l’eco del pianto di un bambino.

Porto in grembo tuo figlio. Non lo sa nessuno. Non voglio nasca qui. Non voglio che ad attendere a casa il suo ritorno ci sia una casa vuota e una  busta con il regalo di una famigghia che non gli darà mai amore.

Sto pensando all’aborto. Forse solo così con lui la morte sarà lieve e la vita clemente.

Riguardati. La madre di quello che sarebbe potuto essere tuo figlio.

NB: La lettera è frutto di pura immaginazione e vuole essere di aiuto a tutti quei giovani in balia della delinquenza che non riescono ad immaginare un futuro diverso. Ma soprattutto che non immaginano neanche a cosa vanno in contro se non cambiano rotta.

 

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