A mio figlio Marco: “Strana grandezza quella che dipende tutta dagli applausi di una folla imbecille!”

A mio figlio Marco.

Strana grandezza quella che dipende tutta dagli applausi di una folla imbecille!

(Maurice Zundel)

Amore mio apro così questa lettera perché in queste parole si nasconde una grandissima verità, che capirai con il tempo e forse anche un po’ grazie a ciò che sto per dirti.

Fino ad oggi ho sempre pensato che dalle nostre parti fosse molto più difficile essere donna, che uomo.

Facile non è. Non lo è per il semplice fatto che la nostra società si regge in piedi su dei pilastri che hanno fondamenta di carta.

Pilastri deboli che, nonostante tutto, fino ad oggi si sono retti in piedi grazie all’aiuto di piccoli uomini che si sono sempre adoperati affinché non crollassero; affinché il loro impero apparisse sempre perfetto e intatto.

Ma la verità è che prima o poi tutto ciò che non ha fondamenta solide e radici, crolla.

Agli uomini rimangono solo inutili convinzioni e a queste si aggrappano pur di restare a galla.

Oggi mi rendo conto che essere uomo, forse, è molto più difficile che essere donna.

Non è facile per un uomo vero incarnare quel modello di uomo che la società si aspetti che sia.

Un uomo che non deve chiedere mai. Un uomo che punta tutto sulla propria virilità e forza fisica.

Cosa si aspettano da te?

Si aspettano forse che diventi un padre padrone. Un carceriere. Carceriere di una donna e anche di te stesso, della tua vera natura.

Tu non sarai mai realmente quel modello di uomo e questo ti costerà caro. Forse ti costerà più di quanto non sia costato a me essere una donna disubbidiente.

E forse ti diranno anche che sei degno figlio di quella matta di tua madre. Di una madre che ti ha cresciuto ed educato al rispetto della diversità e non dei ruoli sociali.

Ognuno di noi in questa società banale ha un ruolo. Un ruolo che ci viene assegnato sin dalla nascita. Un ruolo che dipende da molti fattori: identità di genere e ceto sociale, soprattutto.

Sì perché ancora si ostinano a tenere in piedi un castello medievale, dove ogni cosa deve rimanere al suo posto e dove le opportunità non si meritano,ma si ereditano.

Questa non è solo la Sicilia, ma è l’Italia: patriarcale. Un paese dove tutto passa da padre in figlio e nulla cambia, se non in peggio.

Un paese in cui si ereditano ruoli e posti in società.

Alcuni fanno a gara, come allo stadio, per prendersi il posto migliore. Io dal mio angolo di curva mi sono sempre goduta lo spettacolo: la commedia all’Italiana.

Oggi figlio mio non posso che augurarti di non diventare quel modello di uomo che la società si aspetta da te.

Ti auguro di diventare un uomo in grado di rispettare te stesso e gli altri, senza mai scendere a futili compromessi e senza mai sentire il bisogno di accontentare un popolo di spettatori che starà sempre a guardare e puntare il dito.

Su di te, forse, molti non scommetteranno mai un centesimo, ma tu dovrai scommettere tutto su te stesso e sulle tue capacità. Io ho fatto così. 

Nessuno credeva in me e nessuno ha mai scommesso un centesimo. Ma io i miei sogni li ho realizzati quasi tutti; sola, donna e con quattro spicci in tasca.

#lettereaimieifigli#

lettere ai miei figli

 

 

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