Lettera alla scuola: ” a pagare sempre i più poveri”

Lettera alla scuola

 

Una volta l’istruzione era qualcosa per ricchi. Ieri quegli anni sembravano ormai lontani. La scuola pubblica che bella invenzione! Mannaggia alla crisi e ai tagli all’istruzione. Oggi il diritto all’istruzione è davvero garantito? Ma soprattutto la scuola offre pari opportunità? A quanto emerge pare proprio di no.

Save the Children scrive una “Lettera alla scuola”, colpevole di aumentare le disuguaglianze dei minori che vivono in povertà e che non riescono ad accedere alle attività extracurriculari come gli altri coetanei.

Da quanto emerge dai dati Istat (elaborazioni per Save the children), in Italia vivono 669.000 famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione al mese.

Cresce in Italia il numero di bambini in povertà assoluta: 1 su 8 vive in questa condizione, il 14% in più rispetto all’anno precedente. E’ uno dei dati più significativi dell’ottavo Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, pubblicato da Treccani, che sarà disponibile nelle librerie italiane da fine novembre (su www.atlante.savethechildren.it è disponibile una versione interattiva).

Atlante dell'infanzia Save The Children

Un volume dal titolo emblematico – “Lettera alla scuola” – che denuncia l’incapacità del sistema di istruzione di colmare le disparità, offrendo a tutti le stesse opportunità a prescindere dalla condizione sociale ed economica.

Save The Children nel suo Atlante pone l’accento sull’accesso dei bambini alle attività culturali. Un fattore quest’ultimo che è strettamente correlato alle condizioni socio-economiche delle famiglie.

Molti bambini non hanno accesso a attivita’ culturali, dai dati Istat emerge infatti che sei ragazzi su 10 (il 59,9%) tra i 6 e i 17 anni non arrivano a svolgere, in un anno, quattro delle seguenti attivita’ culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet.

Mentre i bambini in condizioni svantaggiate non accedono mai, in un anno, al web, c’è una folta schiera di ultraconnessi: in Italia quasi 1 quindicenne su 4 (23,3%) risulta collegato a internet più di 6 ore al giorno, ben al di sopra della media Ocse ferma al 16,2%. L’età in cui un bambino riceve il primo smartphone è scesa a 11 anni e mezzo (erano 12 e mezzo nel 2015), l’87% dei 12-17enni ha almeno un profilo social e 1 su 3 vi trascorre 5 o più ore al giorno(sondaggio Ipsos per Save the children) Una scuola (non) a misura di bambino. E’ soprattutto il basso tasso di spesa del PIL nazionale(4%) nel settore dell’istruzione a rendere le scuole italiane sempre più carenti di strutture e laboratori, riuscendo a dare solo in parte una risposta alle problematiche che incontra.

L’Atlante , propone un percorso in sei capitoli attraverso la scuola italiana con l’obiettivo di osservare e ascoltare il nostro sistema scolastico dalla prospettiva degli studenti e, in particolare, di coloro che vivono ai margini rischiando, oggi come cinquant’anni fa, di venire espulsi (anche) dalla scuola. Tra i temi analizzati oltre a quello della povertà, anche la disuguaglianza sociale, il rendimento scolastico e l’incidenza di internet nei bambini. Povertà, diseguaglianza sociale e rendimento scolastico. Secondo Save the children, i minori in povertà assoluta sono 1.292.000 e la diseguaglianza sociale condiziona il rendimento scolastico, con oltre 1 quindicenne su 4 bocciato in contesti socio-economici svantaggiati. La correlazione tra la condizione socio-economica e il successo (o l’insuccesso) scolastico in Italia è più forte che altrove: nelle scuole che presentano un indice socio-economico basso l’incidenza di ripetenze rispetto alle scuole con un indice elevato è 23 punti percentuali maggiore, laddove la differenza media nei paesi Ocse è del 14,3%. L’Ocse calcola poi che in Italia la probabilità di ripetenze aumenta per i maschi (+104%) e per gli alunni di origine migrante (+117%).

“Questa condizione è inaccettabile, e lo denunciamo da tempo- dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli studenti medi- non è più possibile mettere deroghe sugli investimenti sul diritto allo studio. La scuola deve essere il luogo in cui si eliminano le disuguaglianze e si costruiscono per tutti le condizioni per raggiungere il successo formativo e per realizzarsi nella vita. È scandaloso che, invece, le nostre scuole stiano diventando i luoghi in cui la provenienza pesa di più e condiziona le vite dei giovani negli anni più importanti per la loro formazione. Di più: chi è escluso dall’accesso all’istruzione trova sempre più difficoltà nell’accedere alla cultura, e come abbiamo detto fin da subito, non può essere un bonus elargito a pioggia a risollevare una situazione a tal punto drammatica. Chi oggi viene escluso dal sistema formativo avrà poche o nulle speranze domani, all’interno della società e di un mondo del lavoro che richiede sempre più competenze. Stiamo andando verso l’affermazione di una società sempre più diseguale, in cui chi parte svantaggiato non ha possibilità di recuperare”.

“Dobbiamo opporci fermamente- continua il comunicato- a questa deriva e non solo: dobbiamo ripensare la scuola nel suo complesso, dai programmi, alle metodologie didattiche, alla valutazione, perche’ abbiamo bisogno di un sistema scolastico capace di trasmettere competenze valorizzando le inclinazioni personali e le diversita’. Non ce lo chiede solo il buon senso, ce lo chiedono i tempi. Bisogna investire sul Diritto allo Studio, quindi, a partire da questa Legge di Bilancio”.

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