La madre castrante

madre castranteOggi mi sono trovata a riflettere sui legami, da non confondere con le relazioni. I legami possono far bene, come male, soprattutto se sono troppo forti. L’attaccamento morboso a qualcuno o qualcosa, ha nell’individuo un effetto devastante. Occorrerebbe educare all’amore sano, ma spesso la società ci offre modelli distruttivi Per costruire relazioni sane occorre la giusta dose di distacco dal legame. I legami, sin da bambini, dovrebbero essere equilibrati, senza creare dipendenza dall’altro. La prima figura di attaccamento si ha nel rapporto madre figlio, ed è questo che in parte comprometterà l’esito di tutti i futuri legami. Nel linguaggio comune chiamiamo mamma chioccia una mamma assillante e iperprotettiva; in ambito medico questa figura viene definita madre castrante. Una madre castrante è quella che non permette ai figli di andare sulle proprie gambe e deve conoscerne ogni singolo passo ancor prima che lo compiano, proprio a fine di evitarne l’errore. Ma l’errore più grande è proprio questo: tenere i figli in una sfera di cristallo. L’errore è indispensabile per una crescita sana ed equilibrata. L’errore permette di acquisire conoscenza e consapevolezza, da queste poi ne deriva l’autonomia. I figli cresciuti da madri castranti hanno grandi difficoltà a diventare grandi e maturare. Bisogna lasciar respirare i figli, controllarli troppo distrugge anche la loro autostima, poiché li induce a pensare che la madre non si fida di loro. E se la madre non si fida, non può che essere perché non sono in grado di badare a se stessi, di fare una determinata cosa, o di raggiungere un obbiettivo senza la supervisione costante della stessa.

La madre castrante ha una personalità fragile, ma allo stesso tempo la mania del leader. I figli devono costantemente tenerla in considerazione e metterla al centro dell’attenzione.

Non esistono madri perfette, ma solo madri che crescono insieme ai loro figli. Nel mio piccolo non li assillo, do loro fiducia e questo genera libertà di confronto. Nessun discorso tabù, nessuna inibizione.Libertà di scelta. I miei figli escono tranquillamente e mi chiamano quando vogliono essere ripresi, in questo tratto di tempo li chiamo una volta se si tratta di ore, diversamente aspetto che siano loro a chiamarmi. Se li assillassi spegnerebbero il telefono e mi direbbero una cosa per un’altra. Negli adolescenti è abitudine comune mentire sul luogo dove andranno, e io voglio passare un altro messaggio: potete andare ovunque, basta che so dove andate e se non avete come andare o tornare, mi chiedete di accompagnarvi o riprendervi. Spero che da grandi non avranno bisogno di mentirmi, come alcuni uomini fanno con le madri castranti.

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