Alcune precisazioni da dove sono tratte le informazioni.

Queste conferenze, che Rudolf Steiner tenne al termine dalla sua vita, rappresentavano anche per lui qualcosa di particolare. Colui che per anni aveva creato una scienza dello spirito fatta per tutti parla ora a persone semplici, a operai, per i quali non c’è da presupporre una cultura speciale, ma il semplice essere uomini.

In queste conferenze si percepisce come Steiner sia del tutto a suo agio tra questi lavoratori: tante volte aveva detto che la sua scienza dello spirito è fatta per tutti indistintamente e che il sano buon senso, comune a tutti gli uomini, può trovarla convincente.

Viktor Stracke, uno degli operai di allora, racconta le esperienze dei lavoratori con Rudolf Steiner. Scrive: «Eravamo tanto riconoscenti al Dottor Steiner per il bene che ci voleva, per la saggezza che schiudeva ai nostri occhi. Era felice delle nostre domande e di poterci parlare. E spesso ho potuto constatare che un tema trattato con noi al mattino lo riprendeva alla sera nelle conferenze per gli antroposofi, perché la questione era, per così dire, nell’aria. Ma il modo in cui parlava a noi aveva una forma particolare: chiaro e diretto, semplice, con esempi forti, quasi drastici, ma sempre comunicandoci in tutta franchezza i contenuti più profondi, senza voler essere popolare in senso pedante. È difficile descriverlo. Si potrebbe forse dire che parlava come fosse uno di noi. Eppure ne avevamo un gran rispetto, la maggior parte di noi aveva il batticuore. Spesso si discuteva per giorni su chi dovesse porre una domanda e quale». (In: Erinnerungen an Rudolf Steiner, a cura di E. Beltle e K. Vierl, Verlag Freies Geistesleben, 1979, p. 201)

Alimentazione dei bambini.

Temprare il corpo e concimare i campi

Dornach, 2 agosto 1924

Alimentazione R. SteinerBuongiorno a tutti!

Oggi vorrei aggiungere varie cose alla mia risposta al signor Burle di giovedì scorso.

Vi dicevo che sono necessarie quattro cose alla nutrizione di ogni uomo: i sali; poi quel che viene chiamato carboidrati, che è particolarmente contenuto nelle patate, ma che si trova in particolare anche nei cereali dei nostri campi e nei legumi. E poi ho detto che l’uomo ha bisogno anche di grassi e di proteine.

Ho cercato di spiegare come l’alimentazione nell’uomo sia molto diversa, per esempio, in relazione alle proteine da un lato, e ai sali dall’altro.

Il modo in cui l’uomo assume il sale nel suo corpo fino alla testa fa sì che esso rimanga tale, non cambi oltre al fatto di disciogliersi. Mantiene fin dentro alla testa dell’uomo le forze che ha come sale.

Al contrario la proteina, cioè quel che abbiamo normalmente nell’uovo di gallina, ma anche nelle piante, viene subito demolita nel corpo umano, già nello stomaco e nell’intestino, non resta proteina. L’uomo impiega energie per demolire la proteina, e la conseguenza è che proprio per averla annientata riceve energie per ricostituire nuovamente proteine. E così si fabbrica le proteine sue proprie. Ma non le saprebbe formare se prima non avesse demolito altre proteine.

Provate a immaginare cosa succede con le proteine. Pensate di essere persone molto ragionevoli, così assennate da attribuirvi l’abilità di costruire un orologio. Ma supponiamo che dell’orologio non abbiate visto null’altro che la forma esteriore. È chiaro che non potrete fare subito il vostro orologio.

Però se vi mettete di buona lena a smontare l’orologio, a scomporlo nei suoi singoli pezzi per osservare ben bene come è congegnato, una volta smontato imparerete anche come si fa a costruirlo.

Così fa il corpo con le proteine: prima le accoglie in sé, poi le smonta completamente. Le proteine consistono di carbonio, azoto, ossigeno, idrogeno e zolfo: queste sono le componenti principali delle proteine. Le proteine vengono completamente scomposte così che, quando il tutto arriva nell’intestino, l’uomo non ha in sé proteine ma gli elementi smontati: carbonio, azoto, ossigeno, idrogeno e zolfo.

Ora l’uomo ha scomposto le proteine, come si fa quando si smonta un orologio. Voi mi direte: «Sì, l’orologio si smonta una volta sola e studiandolo si possono fabbricare tanti altri orologi. Perché non basta mangiare le proteine una volta sola per poi rifarle sempre di nuovo»?

La differenza è che l’uomo possiede una memoria come uomo intero, ma il corpo in quanto tale non possiede una memoria tale da poter osservare qualcosa: esso impiega forze per la costruzione ma non osserva col pensiero ciò che fa. Perciò dobbiamo tornare sempre di nuovo a distruggere le proteine per poterle noi stessi rifabbricare.

L’uomo compie qualcosa di molto complicato quando genera le sue proteine. Prima scompone le proteine che mangia, e così facendo ottiene carbonio in tutto il corpo. Sappiamo bene che dall’aria attiriamo anche l’ossigeno che si unisce al carbonio che abbiamo in noi. Questo carbonio ci deriva dalle proteine e dagli altri alimenti. Espiriamo nuovamente il carbonio contenuto nell’anidride carbonica, ma ne tratteniamo anche una parte in noi.

Abbiamo ora mescolati nel nostro corpo carbonio e ossigeno. Ma non è l’ossigeno che abbiamo assunto con le proteine quello che noi tratteniamo. Quel che uniamo al carbonio è l’ossigeno della respirazione.

Quindi noi non costruiamo le nostre proteine al nostro interno nel modo in cui se lo rappresentano i materialisti che dicono: mangiamo uova di gallina, queste si diffondono in tutto il corpo così da avere poi in tutto il corpo l’uovo che abbiamo mangiato. La cosa non sta affatto così.

Quando mangiamo uova di gallina, l’organizzazione del nostro corpo ci preserva dal diventare matti come se fossimo polli. Non lo diventiamo perché distruggiamo le proteine già nell’intestino. Anziché prendere la componente di ossigeno che vi era contenuta, noi prendiamo ossigeno dall’aria. È quello che portiamo in noi.

Dato che nell’aria c’è sempre anche un po’ di azoto, con l’ossigeno noi respiriamo anche l’azoto. E anche qui noi non usiamo l’azoto preso dall’uovo di gallina, ma quello che abbiamo inspirato con l’aria.

Utilizziamo meno che meno l’idrogeno ingerito con le uova, usiamo quello che ci è entrato dal naso e dalle orecchie, proprio attraverso i sensi. Questo lo facciamo diventare la nostra propria proteina.

E lo zolfo: anch’esso lo riceviamo in continuazione dall’aria. Anche l’idrogeno e lo zolfo li riceviamo dall’aria.

Delle proteine che mangiamo, noi tratteniamo solo il carbonio. Tutto il resto che utilizziamo lo abbiamo preso dall’aria.

Così è la faccenda delle proteine. E anche con i grassi la cosa è del tutto simile. Ci fabbrichiamo noi stessi le nostre proteine, e delle proteine esterne utilizziamo solo il carbonio. Anche il grasso ce lo fabbrichiamo da noi, utilizzando sostanzialmente solo poco dell’azoto che assumiamo con l’alimentazione.

Di questo si tratta: che noi produciamo a modo nostro proteine e grassi.

Solo quello che assumiamo con patate, legumi e cereali trapassa nel corpo. In particolare quello che mangiamo insieme con i cereali e le patate non arriva dappertutto ma, si potrebbe dire, solo fino alle parti inferiori della testa. Quel che ingeriamo con i sali, questo invece va in tutta la testa, e da qui noi ci formiamo poi quel che ci serve per le ossa.

Stando così le cose dobbiamo cercare di dare al nostro organismo proteine vegetali sane, queste sono quelle che più di tutti servono al nostro corpo. Dando al corpo proteine del pollo, lui può permettersi di essere abbastanza pigro e indolente, le saprà comunque demolire senza fatica perché si lasciano demolire con facilità.

Le proteine vegetali, cioè quelle proteine che riceviamo con i frutti delle piante – si trovano principalmente nelle piante, come vi ho detto l’altro ieri –, sono qualcosa di particolarmente prezioso per noi. Per questa ragione una persona che voglia mantenersi sana ha bisogno di aggiungere alla sua alimentazione frutta, in forma cotta o cruda. Deve consumare frutta.

Se una persona evita completamente di mangiare la frutta, accade che avrà una digestione sempre più faticosa.

D’altro canto, però, si tratta anche di nutrire correttamente le piante stesse. Se vogliamo nutrire le piante nel modo giusto, dobbiamo pensare che esse sono qualcosa di vivente. Le piante non sono minerali, le piante sono esseri che vivono.

Quando nasce una pianta, essa viene da un seme che è stato posto nel terreno. La pianta non può crescere bene se non ha un terreno che sia a sua volta un po’ vivente.

E come si rende vivente il terreno? Concimandolo come si deve! Quindi una appropriata concimazione è quel che ci procura una proteina vegetale veramente buona.

Ora va considerato anche questo: per lunghe epoche gli uomini hanno saputo che il concime giusto è quello che proviene dalle stalle, dalle stalle bovine e via dicendo; il concime adatto è quello che viene direttamente dall’agricoltura. Ma negli ultimi tempi, in cui tutto è diventato materialista, la gente ha detto: «Si può anche vedere quali sostanze ci sono nel concime. E poi ricavare un concime minerale dal regno minerale».

Ma se si utilizza il concime minerale, è come se si gettasse sale nel terreno. In quel caso si rafforza solo la radice. Allora dalla radice ci viene solo quel che nell’uomo va a costruire l’ossatura. Ma la pianta non dà più le proteine adatte.

Per questo le nostre piante, i nostri cereali, negli ultimi tempi soffrono tutti di una carenza proteica. E questa aumenterà se la gente non torna al tipo di concimazione giusta.

Si sono già tenuti vari incontri di agricoltori, in cui gli agricoltori hanno detto – ma senza sapere, naturalmente, per quale ragione –: «La qualità dei raccolti continua a peggiorare!».

Ed è vero: chi è diventato vecchio sa che tutto quel che producevano i campi una volta era molto migliore, quando era giovane.

Non è possibile comporre artificialmente il concime a partire dagli ingredienti che fanno parte dello sterco di mucca. Bisogna capire che per il fatto che lo sterco di mucca non proviene dal laboratorio del chimico, bensì dal laboratorio molto, molto più scientifico che sta nella mucca – sì, signori miei, è un laboratorio molto più scientifico! – per questo fatto il concime di mucca non solo rende forti le radici delle piante, ma agisce anche fortemente fin nei frutti, e perciò produce anche le giuste proteine nelle piante, il che poi rende forte anche l’uomo.

Se si continua a concimare solo con concime minerale come è di moda ultimamente, o addirittura con l’azoto derivato dall’aria, i vostri figli e ancor più i figli dei vostri figli, si ritroveranno visi pallidi pallidi. Non potrete più distinguere i volti dalle mani.

Il fatto che l’uomo possa avere un colorito vivo, un colorito sano, dipende tantissimo dal fatto che i campi vengano concimati come si deve.

Vediamo allora che parlando di nutrizione occorre considerare anche come si ottengono gli alimenti. È estremamente importante. Che il corpo umano ha bisogno di ricevere quel che gli fa bisogno dipende da una serie di fattori.

Prendete, per esempio, la situazione di prigionieri condannati a diversi anni di reclusione. Normalmente non ricevono un’alimentazione con un contenuto sufficiente di grassi, ma un’alimentazione insufficiente in fatto di grassi. Ebbene, essi sentiranno una fortissima avidità per i grassi!

Se gocciolerà anche solo qualcosina da una lampada a olio che il guardiano porta nella cella, se anche una sola goccia cadrà a terra, si butteranno immediatamente a leccarla su. Questo perché il corpo sente con atroce intensità la mancanza di un certo alimento di cui ha bisogno.

Ciò non avviene quando si ha la possibilità di mangiare adeguatamente giorno dopo giorno. Non si arriva a questi estremi perché il corpo non viene privato di quel che gli serve. Ma se nell’alimentazione manca a lungo qualcosa, magari per settimane, allora il corpo ne diventa estremamente avido. Questo è quel che volevo aggiungere in particolare.

Dicevo già che a queste cose sono connesse tante altre questioni.

I nostri antenati europei del dodicesimo, tredicesimo secolo e ancora prima, erano diversi da noi. Di solito, questo non viene affatto considerato. E tra le altre cose che li distinguevano da noi, c’è il fatto che essi non avevano patate da mangiare. Le patate furono introdotte solo molto più tardi.

L’alimentazione a base di patate ha esercitato un forte influsso sull’uomo. Se si mangiano cereali, il cuore e il polmone si rafforzano particolarmente, rendono forti polmone e cuore. L’uomo diventa tale da avere un torace sano, sta bene. Per esempio, non considera il pensare più importante del respirare e il suo respiro è in grado di sopportare un bel po’ di sforzi.

Lasciatemi dirvi una cosa: non pensiate che abbia una buona respirazione chi deve sempre aprire la finestra sbuffando: «Oh, aria fresca, aria fresca!». Al contrario ha una buona respirazione chi ha un’organizzazione tanto forte da fargli sopportare ogni tipo di aria. Gagliardo non è colui che nulla sopporta, ma chi è in grado di sopportare qualcosa.

Nel nostro tempo si parla molto di tempra, di allenamento. Pensate a come vogliono temprare i bambini: avviene con l’abbigliamento dei figli di gente ricca, ma anche gli altri iniziano a imitarli – mentre noi da giovani portavamo calze che si rispettano ed eravamo completamente coperti, andando al massimo a piedi scalzi. Ora certi abiti arrivano al massimo alle ginocchia, quando ci arrivano.

Se la gente sapesse che questo crea il maggior rischio di una futura appendicite, ci penserebbe due volte. Ma la moda è un tiranno tale che la gente non sa riflettere per niente. Oggi i bambini, particolarmente quelli delle famiglie ricche, vengono vestiti coprendoli al massimo fino alle ginocchia. Stiamo a vedere che poi gli abitini copriranno a mala pena la pancia, anche questo andrà di moda. È così, la moda agisce in modo straordinariamente potente.

Ma la gente non si rende per niente conto che la cosa più importante è proprio che l’uomo si predisponga in tutta la sua organizzazione a saper ben digerire tutto quello di cui si ciba.

Intendo dire che è assai importante sapere che l’uomo diventa forte nella misura in cui digerisce come si deve i cibi che mangia.

Ci si convincerà che il modo di trattare i bambini che vi ho descritto non li tempra affatto, anzi! Osserviamoli da vicino: quando da grandi devono andare in un luogo molto caldo resistono a malapena, si sciolgono come i moccoli, sudano a non più finire.

Non è temprato colui che non riesce a sopportare nulla, è veramente temprato chi riesce a sopportare tutto il possibile. Un tempo la gente veniva meno sistematicamente temprata perché aveva polmoni sani, cuore sano, e così via.

Poi arrivò l’alimentazione a base di patate. La patata rifornisce meno il cuore e il polmone, va su alla testa. Ma, come vi ho detto, va alla testa inferiore, non a quella superiore –, e nella testa inferiore risiede in particolare la facoltà critica, il pensare materialistico.

Per questo una volta c’erano meno scrittori di giornali. L’arte della stampa non c’era proprio. Immaginate quanto si pensa ogni giorno nel mondo solo per realizzare i giornali! Tutto questo ponzare, che è del tutto superfluo, lo dobbiamo all’alimentazione a base di patate!

Questo perché chi mangia patate si sente continuamente stimolato a pensare. Non sa far altro che pensare e pensare.

Ma in questo modo i suoi polmoni e il suo cuore si indeboliscono: la tubercolosi, la tubercolosi polmonare è comparsa proprio quando venne introdotta la patata. E gli individui più deboli sono quelli che stanno in zone nelle quali si coltivano ormai quasi solo patate, dove la gente vive di patate.

La scienza dello spirito – ve l’ho già detto più volte – è capace di spiegare questi fatti che sembrano materiali. La scienza materialista non sa in fondo nulla dell’alimentazione, non sa nulla di quel che è sano per l’uomo.

Proprio questa è la stranezza del materialismo, che pensa, pensa, pensa – e non sa nulla, non spiega nulla.

Se si vuole vivere la vita come si deve, è assolutamente importante sapere le cose, cioè capirle. Sono queste le cose che volevo ancora dirvi sull’alimentazione.

Ci sono altre domande, qualcuno ha in mente ancora qualcosa?

Un operaio: La volta scorsa il Dottore ha parlato dell’arteriosclerosi. Essa, come si dice, può essere causata dal troppo consumo di carne. Conosco una persona che a cinquant’anni era diventata arteriosclerotica, e fino ai settanta si è irrigidita. Ora questa persona ha ottantacinque/ottantasei anni, e oggi è molto più arzilla che a cinquanta/sessant’anni anni. Vuol dire che l’arteriosclerosi è regredita? È possibile, oppure come si spiega questo fatto? Detto tra parentesi, questa persona non ha mai fumato tabacco, ha pure bevuto poco alcol, e ha vissuto sempre sobriamente. Solo che in gioventù ha mangiato tanta carne, e a settant’anni riusciva a lavorare poco. Oggi, però, a ottantacinque/ottantasei anni, è arzilla e sempre attiva.

Rudolf Steiner: Vede, Lei parla di una persona che a cinquanta/sessant’anni è diventata arteriosclerotica, si è irrigidita sempre più, era sempre meno atta al lavoro. Non sa se anche la sua memoria fosse regredita, questo forse Lei non lo ha notato. Questa condizione è durata fino ai settant’anni, poi questa persona è divenuta nuovamente arzilla, e vive ancora oggi. Quel che potrebbe indicare l’arteriosclerosi sarebbe il fatto che questa persona non sia più molto attiva. Ma invece è arzilla e attiva?

Operaio: Oggi è ancora attivo, del tutto arzillo e più agile che a sessantacinque/settant’anni. Si tratta di mio padre!

Rudolf Steiner: Per prima cosa bisogna vedere esattamente di che tipo fosse l’arteriosclerosi. Si tratta di questo: il più delle volte l’arteriosclerosi si presenta in modo che la persona ha arterie sclerotiche in tutto il corpo. Ora, se l’individuo ha arterie sclerotiche dappertutto non sarà naturalmente in grado di controllare il corpo con l’anima, con lo spirito. Il corpo si irrigidisce sempre più.

Ma supponiamo che qualcuno diventi sclerotico non in tutto il corpo, che la sclerosi risparmi per esempio il cervello. Allora le cose andranno nel modo seguente.

Vede, io che la conosco so anche qualcosa del Suo stato di salute. Non conosco Suo padre, ma dal Suo stato di salute si può forse dedurre qualcosa anche sulla salute di Suo padre. Lei, per esempio, soffre un poco, o ha sofferto, di raffreddore da fieno – e le auguro proprio che la cosa migliori del tutto.

Questo prova che Lei porta in sé qualcosa che il corpo può formare unicamente se è predisposto all’arteriosclerosi non nella testa, ma solo nel resto del corpo. Nessuno che sia predisposto fin dall’inizio all’arteriosclerosi in tutto il corpo può avere il raffreddore da fieno. Questo perché il raffreddore da fieno è l’esatto opposto dell’arteriosclerosi.

Se Lei soffre di raffreddore da fieno, ciò dimostra che questo raffreddore da fieno – non è certo bello avere il raffreddore da fieno, lo si può curare, ma gli esiti dipendono dalla predisposizione –, questo Suo raffreddore da fieno è una sorta di valvola di sicurezza contro la sclerosi, contro l’arteriosclerosi.

Ogni essere umano diventa in qualche misura arteriosclerotico. Non si può invecchiare senza diventarlo. Se l’arteriosclerosi si forma in tutto il corpo non ci si può far nulla, ci si irrigidisce in tutto il corpo, punto e basta.

Ma se l’arteriosclerosi si forma nella testa – escludendo il resto del corpo –, allora succede questo: quando si diventa molto vecchi il corpo eterico, del quale vi ho parlato, torna a essere forte, sempre più forte. A quel punto il corpo delle forze vitali non ha più tanto bisogno del cervello, il quale può tranquillamente invecchiare e irrigidirsi. Il corpo eterico può ora iniziare a controllare l’arteriosclerosi incipiente che prima lo ha invecchiato e irrigidito –, la può davvero tener sotto controllo. In questo caso l’arteriosclerosi è soltanto iniziale.

Non è necessario che Suo padre abbia avuto il raffreddore da fieno, basta che uno ne abbia la predisposizione. E questa predisposizione può rappresentare un bel vantaggio.

A qualcuno la cosa potrà sembrare ovviamente contraddittoria, ma si può persino dire che chi ha una predisposizione al raffreddore da fieno ha il diritto di dirsi: «Per fortuna che ho questa predisposizione. Il raffreddore da fieno non si manifesta all’esterno, ma ho almeno la predisposizione»! E questo lo protegge dall’arteriosclerosi.

Se ora la persona in questione ha un figlio, questo protegge il figlio proprio dall’arteriosclerosi. Il figlio può avere esattamente ciò che nel padre va verso l’interno: il figlio lo manifesta verso l’esterno, in lui si collega a una certa malattia esterna. Questi sono i segreti dell’ereditarietà: che nei discendenti si ammala qualcosa che negli antenati era sano.

Siamo abituati a classificare le malattie, si parla di arteriosclerosi, tubercolosi polmonare, cirrosi epatica, disturbi digestivi, e così via. Si possono elencare a menadito nei libri, si può catalogare, descrivere per filo e per segno una malattia dopo l’altra.

Ma ciò serve a ben poco, per il semplice motivo che l’arteriosclerosi è una malattia diversa in ogni singolo individuo. Due persone con l’arteriosclerosi non sono per niente uguali, ciascuno la prende e la vive in modo diverso. È così, signori miei, e non c’è neanche da stupirsi.

Una volta c’erano due professori, due docenti, entrambi attivi all’università di Berlino. Uno aveva settant’anni, l’altro novantadue. Quello settantenne era un uomo molto famoso, aveva scritto un sacco di libri, ma era un uomo che con la sua filosofia conosceva solo il materialismo, aveva avuto solo pensieri materialistici. Questo tipo di pensieri contribuisce non poco all’arteriosclerosi. E anche lui se la prese. A settant’anni non voleva che andare in pensione.

Quello di novantadue anni, suo collega, non era materialista, era rimasto quasi come un bambino per tutta la vita, e insegnava ancora con enorme energia. E diceva: «Non capisco il mio collega, quel giovanotto! Io neanche mi sogno di andare in pensione, mi sento ancora giovane giovane». L’altro, il giovanotto, era sclerotizzato, non poteva più continuare a insegnare. Naturalmente, anche quello di novantadue anni era un po’ sclerotico, le arterie fisiche erano completamente sclerotiche, ma grazie alla vivacità della sua anima poteva ancora intervenire sulle arterie. L’altro non ne era più capace.

Ancora due parole riguardo alla domanda del signor Burle sulla carota. Il signor Burle diceva: «Grazie al proprio istinto, il corpo umano ha voglia di quello di cui ha bisogno. Bambini e adulti vengono a volte costretti a mangiare certi cibi, nonostante non facciano loro bene. Credo che non andrebbe fatto, se costoro sono disgustati da un particolare cibo. Io ho un bambino a cui non piacciono le patate».

Basta osservare gli animali: se non avessero l’istinto per quel che fa loro bene o male, sarebbero tutti morti da un bel po’ di tempo. Al pascolo si imbattono anche in piante velenose. Ma le lasciano perdere, non le mangiano. Se le mangiassero, starebbero male. C’è una gran varietà di piante, ma gli animali scelgono a colpo sicuro solo quelle che gli fan bene.

Avete mai ingrassato oche? Credete che il maschio dell’oca ingrasserebbe spontaneamente? Sono gli uomini che costringono le oche a mangiare così tanto. Naturalmente la cosa è già un po’ diversa nel caso del maiale. Ma pensate che maiali magri avremmo, se non li si costringesse a trangugiare all’inverosimile!

Nel maiale la cosa è diversa per il fatto che già i suoi antenati sono stati abituati a tutto ciò che fa ingrassare, già in passato sono stati alimentati forzatamente. Ma i maiali all’inizio vi sono stati appunto costretti! Nessun animale si ciba di qualcosa che non è adatto a lui.

Che cosa ha fatto il materialismo? Il materialismo non ha più creduto a questi istinti.

Da giovane avevo un amico, e quando si usciva a mangiare si era ancora ragionevoli col cibo. A quel tempo mangiavamo spesso insieme, e ci facevamo appunto portare i piatti normali che, come si dice, rimettono in sesto. Poi, come avviene nella vita, ci siamo persi di vista e dopo molti anni tornai nella città dove viveva, e fui invitato a pranzo da lui.

E, guarda un po’, aveva accanto al suo piatto una bilancia. Gli chiesi: «Cosa fai con quella bilancia»? Lo sapevo naturalmente, ma volevo sentire la sua risposta. Mi disse: «Mi peso la carne che mi serve, per prenderne la giusta dose, e anche l’insalata». E pesava tutto sulla bilancia! Tutto quel che metteva nel piatto veniva prima pesato, perché così vuole la scienza.

Ma cosa ha fatto, l’amico, agendo in quel modo? Ha perso ogni istinto, e alla fine non sapeva neanche più cosa doveva mangiare! Una volta si leggeva: «L’uomo ha bisogno di centoventi o centocinquanta grammi di proteine» –, oggi si dice: bastano cinquanta grammi –, così lui ha pesato tutto ben bene, e gli ha fatto male!

Se si è diabetici, la cosa è ovviamente diversa. Poiché il diabete dimostra in ogni caso che l’uomo ha perso l’istinto per l’alimentazione.

Per cui quando un bambino ha, per esempio, la pur minima predisposizione ai parassiti intestinali, fa a volte le cose più strane. Vi stupirà forse vedere come quel bambino va, per esempio, a cercare un campo di carote, e ve lo troverete a mangiar carote anche se il campo è lontano dei chilometri. Il bambino va fin là e si cerca le carote perché, essendo predisposto ai parassiti intestinali, ha assolutamente bisogno di mangiare carote.

La cosa davvero più utile che si possa fare è di prestare attenzione a come un bambino mangia volentieri l’una o l’altra cosa, a ciò che gli piace o non gli piace, una volta che sia stato svezzato. Non appena il bambino comincia con l’alimentazione esterna, si può imparare da lui quel che si deve dare al suo organismo.

Se si costringe il bambino a mangiare quel che si ritiene che dovrebbe mangiare, gli si rovina l’istinto. Ci si deve orientare a quello per cui il bambino prova istinto, così si va sul sicuro. Naturalmente occorre anche arginare un poco quel che tende alla cattiva abitudine, ma bisogna fare attenzione a dove e perché lo si argina.

Prendete per esempio un bambino nel quale vi accorgete che, nonostante riteniate di dargli tutto come si deve, quando viene a tavola per la prima volta, non sa trattenersi dal mettersi in piedi su una sedia, chinarsi sopra il tavolo e sgraffignare dello zucchero!

Una cosa del genere va capita nel modo giusto, perché quel bambino che sale sulla sedia e sgraffigna lo zucchero ha sicuramente qualcosa fuori posto nel fegato. Il semplice fatto che va a ruba dello zucchero dimostra che qualcosa nel suo fegato non funziona bene.

Fanno sparire lo zucchero solo i bambini che hanno qualcosa fuori posto nel fegato – il che può paradossalmente venir curato proprio con lo zucchero. Gli altri bambini non si interessano allo zucchero, lo lasciano stare dov’è.

Naturalmente questa non deve diventare una cattiva abitudine ma è importante capirne il senso, il che si può fare in due modi.

Se un bambino continua a pensare: «Quand’è che papà o mamma non guardano, così che posso prendere lo zucchero», in futuro sgraffignerà anche altre cose. Ma se lo si accontenta dandogli quel che gli fa bene, allora non diventerà un ladro.

Come vedete, anche rispetto alla morale è di grande importanza tener conto di queste cose. È davvero importante, signori miei. La risposta alla domanda che mi avete posto è che occorre far attenzione proprio a quel che il bambino vuole o detesta, a ciò che gli piace o non gli piace, senza costringerlo a quel che non vuole.

Se infatti – ed è il caso di molti bambini – avviene che il bambino non vuole mangiare carne, significa che la carne gli provoca tossine intestinali. E lui le vuole evitare, lo sa per istinto. Un bambino che siede a una tavola dove tutti mangiano carne, e lui invece non la vuole è perché ha una predisposizione a sviluppare tossine intestinali se mangia carne. Tutto ciò va preso in dovuta considerazione.

Da questo vedete che la scienza deve ancora dirozzarsi di parecchio. Oggi è ancora troppo grossolana con la sua bilancia e tutti i suoi esperimenti di laboratorio. Questo tipo di scienza non basta proprio.

Bisogna capire come l’alimentazione, che a voi interessa tanto, abbia a che fare con lo spirito. Quando la gente mi pone domande o vuole saperne al riguardo, mi piace citare due esempi.

Il primo è il giornalista. È un tipo che deve pensare molto – il più delle volte cose inutili. L’uomo non è in grado di pensare tanti pensieri in modo che siano tutti logici. Perciò il giornalista, o qualcuno che deve scrivere di mestiere, ama il caffè in modo del tutto istintivo.

Si siede al caffè, beve una tazza di caffè dopo l’altra, e rosicchia la penna per spremerne fuori i pensieri da mettere sulla carta. Rosicchiare la penna non gli serve più di tanto, ma il caffè lo aiuta a dedurre un pensiero dall’altro, in qualche modo un pensiero si deve pur collegare all’altro.

Questo procedere logico di pensiero in pensiero nel caso dei diplomatici è spesso dannoso. Un diplomatico logico è noioso, mentre il suo compito è di intrattenere. In società non piace chi è troppo logico, chi ti dice: in primo luogo, in secondo luogo, in terzo luogo. Forse vi ricordate il Faust: «E se non vi fossero il primo e il secondo, mai vi sarebbero il terzo e il quarto». (Goethe, Faust, v. 1932-3)

Per esempio, in un articolo di finanza il giornalista non può tergiversare. Ma il diplomatico può raccontare uno dietro l’altro di locali da ballo o altro, poi delle finanze statali, poi del tal Paese, e dopo ancora delle lumache della tal signora. E subito dopo può parlare della produttività delle colonie, per passare al miglior cavallo e così via.

Insomma è importante passare di palo in frasca. Se si vuole diventare abili in società viene l’istinto di bere molto tè.

Il tè disperde i pensieri, fa saltare da un pensiero all’altro senza nesso logico. Il caffè, invece, aiuta a concatenare i pensieri con un minimo di logica.

• Se si vuole sviluppare uno stile logico, se come giornalisti si vuole scrivere un editoriale – caffè!

• Se si vuole parlare come un diplomatico del ministero dello Stato eccetera eccetera, se si vuole saltare da un pensiero all’altro, parlare brillantemente ora di una cosa, ora dell’altra, bisogna bere tè!

Si parla perfino del «tè dei diplomatici»! – quelli bevono il tè. Il giornalista siede al caffè, beve una tazza di caffè dopo l’altra per spremere fuori dei pensieri logici.

Così vediamo come gli alimenti, anche i beni voluttuari, possano influenzare in particolare il modo di pensare. Lo stesso avviene ovviamente anche con altre cose. Il caffè e il tè sono solo due cose un po’ estreme. Ma proprio da qui si vede che occorre fare attenzione alla relazione in cui stanno tra loro queste cose. È davvero importante, cari signori.

La nostra prossima chiacchierata è come al solito mercoledì alle nove.

 

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