Esiste un solo mondo, imperfetto. Esistono tante forme di pensiero; alcune sono simili e altre ne sono l’opposto. Fin da bambini impariamo che esistono cose giuste e cose sbagliate, ma difficilmente comprendiamo la netta differenza. Esistono verità oggettive ( che appartengono al mondo) e verità soggettive (pensieri personali) ma da bambini tendiamo a far nostre le verità che ci vengono dette, e queste non sempre sono oggettive. A volte la ragione e il torto non esistono, sono solo un pretesto inventato dagli adulti che hanno dimenticato cosa significa essere bambini. La ragione e il torto passano spesso per le vie della verità soggettiva e sono amplificate (rese più forti) dal contesto intorno a noi. E’ come quando a scuola un compagno insiste che un colore è il suo, tutti i bambini possiedono lo stesso colore e difficilmente si riesce a identificarne il vero proprietario. Basterebbe dare un’occhiata al proprio astuccio, ma ci si lascia trasportare dalla situazione e se l’altro fa la voce grossa (urla) tendiamo a superarlo alzando maggiormente il tono della nostra. Poi arriva la maestra e tutto torna in ordine, come se non fosse successo nulla. Del colore ci si dimentica; ci si dimentica della lite e ci si mette a giocare insieme. Nel mondo dei grandi non funziona cosi, sarà che il nostro astuccio (anima) possiede pochi colori, perché negli anni li abbiamo persi o  usati tutti. Con lo scorrere del tempo si perde la pazienza, la calma e anche la stima di se stessi e degli altri. Bisognerebbe dare più colori a questi adulti grigi che oscillano sempre tra due verità: bianco o nero. Ma non li vedono i colori? Me lo sono chiesta tante volte e mi sono accorta che a volte vederli è difficile,persino io, nonostante la mia innata fantasia, a volte vedo tutto nero. Oggi rifletto e mi dico: “forse è solo una lavagna?” forse dovrei munirmi di gessetti colorati e iniziare a colorarla. La verità è che non sempre è facile, che a volte anche se abbiamo le potenzialità (i gessetti colorati) non abbiamo la possibilità di scrivere, perché quella simpatica maestra che è la vita, decide che alla lavagna deve andare un altro. Capita. Così la vita segna e insegna. Che maestra giocosa che è la vita! Oggi vorrei poter andare alla lavagna e avere la possibilità di scrivere quel capitolo della nostra vita che ancora ci aspetta. E’ molto colorato. Così l’ho immaginato, ma ogni tanto noi scrittori ci inceppiamo come le catene delle biciclette, il blocco dello scrittore lo chiamano, cosi non ho ancora trovato le parole giuste. Forse è il vostro turno. Forse oggi la vita chiama voi alla lavagna perché possiate decidere.

Dovendo scrivere un capitolo sul vostro futuro quali colori e che parole usereste?

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Un pensiero su “Lettera ai miei figli

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