Nelle scuole steineriane la fiaba è considerata uno dei più validi strumenti educativi.

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Steiner sosteneva che i bambini hanno bisogno di fiabe. Sottolineava l’importanza di raccontare ai bambini fiabe della tradizione popolare sia locale che del resto del mondo, in quanto le fiabe non soltanto rappresentano un patrimonio culturale inestimabile ma soprattutto perché per il bambino diventano uno strumento di crescita fondamentale. Le fiabe, con gli ostacoli e le prove da affrontare che le compongono, raccontano le tappe del cammino che il bambino si trova ad affrontare nella vita. Le fiabe danno conforto ai bambini e contribuiscono allo sviluppo della fantasia e alla comprensione delle emozioni.

Nella pedagogia Waldorf, fin dall’asilo, il racconto di fiabe è uno degli elementi cardine della formazione dell’uomo.

(  il giardino delle emozioni laboratorio didattico )

Nelle scuole steneriane le fiabe accompagnano la crescita del bambino inserendo gradualmente un numero sempre maggiore di racconti tratti sia dalla propria cultura che da quella di altri popoli.

Inizialmente vengono proposti racconti che descrivono un destino semplice, tra cui: Cappuccetto Rosso, Rosaspina, Biancaneve, I sette caprettini; dopo i cinque anni si aggiungono quelli con uno sviluppo più complesso che rivela i primi tentativi di lotta tra le potenze buone e quelle cattive per il dominio dell’animo umano. Tenere conto dell’età dei bambini nella scelta del racconto da presentare loro è importante, in quanto, devono essere in grado di seguire l’intreccio e, più sono piccoli, più e’ bene ripetere loro, parola per parola , la stessa fiaba.

La fiaba, scrive Antonella Zanti, studiosa di antroposofia e cultrice di teatro di figura, “non ci parla di contesti specifici, di casi particolari, ma quello che racconta riguarda ognuno di noi, si appella a ciò che è universalmente umano, alle prove implicite nell’appartenenza alla terra e alla condizione di essere incarnati in una fisicità. La nostra interiorità e le potenzialità, di bene e di male, che vivono in noi si squadernano sulla scena divenendo personaggi che svolgono una parte, le forze dell’anima si rivestono di immagini. Le immagini hanno la forza di parlare a una dimensione dell’essere intima e profonda, al nostro sentire, si fissano nell’interiorità. Hanno la capacità di descrivere un insieme, qualcosa che è in divenire, che può continuare a crescere con noi”.

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