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Tutto inizia per caso…

O forse tutto inizia dalla mia innata voglia di non seguire le correnti e di scoprire dove realmente porta il vento opposto, di cogliere il mistero di terre non ancora battute e di angoli di paradiso che sono spiagge dove solo i più coraggiosi riescono a giungere.

Un giorno cercando nel web eventi per bambini appresi che a Firenze si sarebbe tenuto lo spettacolo teatrale Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro di Giuliano Scarpinato.

fafafine-disegno

L’argomento mi interessava e iniziai a documentarmi. Non fui stupita dal fatto che molti si schieravano contro e cercavano non solo di influenzare gli altri ma anche di sabotare lo spettacolo, con cortei di protesta davanti ai teatri che lo ospitavano. Gli italiani siamo un popolo di bigotti e perbenisti, sarà per l’educazione cattolica che ha influenzato intere generazioni o sarà per il fatto che ci approcciamo alle cose con una curiosità sterile che ci impedisce di vedere al di là del nostro naso, ma ci permette di fare salotto con gli amici al bar o sul qualche stupido forum. Forse molti non hanno ancora capito di cosa parlo, né i sentimenti che porta in scena lo spettacolo  Fa’afafine, ovvero la storia dei bambini gender fluid. Chi sono questi bambini? Sono bambini che, nonostante la propria identità di genere: maschio o femmina, non si identificano in un genere specifico.

” Sei maschio o femmina? ” Sono io. – si legge nella home del blog mio figlio in rosa-

L’argomento, quasi del tutto sconosciuto in Italia, è oggetto di polemiche e dibattiti. Tutti ne parlano, alcuni puntano il dito, altri prendono le distanze quasi come fosse una malattia infettiva, e altri ancora, invece, provano a capire. Io sono tra questi. Se prosegui nella lettura dell’articolo lo sei anche tu, a prescindere dalle conclusioni finali che trarrai. Per non esserti fermato ai luoghi comuni godi della mia stima. Quindi andiamo avanti:

Oggi voglio parlarvi del blog  Mio figlio in rosa e di Camilla, una grande mamma.

Come scrivo all’inizio, tutto è iniziato per caso. Per caso mentre mi documentavo sull’argomento mi sono imbattuta nel blog di Camilla e da quel giorno lo seguo con interesse. Camilla è mamma di tre figli, uno dei quali pur essendo maschietto vorrebbe essere anche una bambina.

Molti di voi si staranno chiedendo come questa mamma abbia risolto il problema; ebbene lo ha fatto comprendendo che non è un problema ma una caratteristica che appartiene a suo figlio, come a tanti altri, anche se spesso si nasconde o viene nascosta. Lo ha fatto togliendo il velo che copre l’esistenza di questi bambini e di questa caratteristica. Lo ha fatto aprendo un blog per informare e confrontarsi, per ascoltare e per essere ascoltata. In Italia l’argomento fa discutere, più che parlare. Il mio obbiettivo, come quello di Camilla, è parlarne, perché la comprensione passa per la conoscenza e l’ascolto. Discutere serve a poco se non si lascia la parola a chi è al centro del dibattito. Questa parola spetta ai genitori di questi bambini speciali, che ogni giorno si confrontano con la loro particolare caratteristica.

Si apre cosi l’introduzione di Camilla nel blog Mio figlio in rosa :

Mi chiamo Camilla e vivo a Firenze. Il mio blog Mio Figlio in Rosa nasce dalla necessità mia e dei miei figli di condividere la nostra esperienza. Siamo una famiglia normale, ricca di fantasia e di animali da compagnia, a cui piace leggere e viaggiare e giocare e passeggiare in montagna.

Nulla di più normale se non fosse per il mio secondogenito che vorrebbe essere (anche) una bambina pur essendo biologicamente maschio. Accettato fin da subito per quello che è, perché nessuno di noi ci ha mai visto nulla di male, io, da madre, notando la costanza, la forza e la determinazione delle sue idee, ho iniziato a domandarmi se i suoi gusti potessero nascondere qualcosa di più. Così negli anni, leggendo e studiando e confrontandomi con famiglie all’estero, sono entrata nel mondo della fluidità di genere, della disforia di genere, della transessualità, del queer, di ogni sfaccettatura dell’identità di genere. Un mondo, in Italia, in gran parte sconosciuto e molto ostacolato. Riconosciuto quasi come selvaggio e diabolico.

Vi lascio alle sue parole, più concrete delle mie in materia di gender fluid, e mi auguro che un domani tutti possano vedere la caratteristica, anziché il problema.

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