A sei mesi di distanza dalla scomparsa di Agnese Piraino Leto, moglie del magistrato Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio del 1992, arriva :Ti racconterò tutte le storie che potrò, un volume che raccoglie le su memorie, curato dal giornalista Salvo Palazzolo.

“Ha fatto un bel regalo a tutti noi lasciandoci queste pagine. Dentro ci sono i segni delle sue tante vite, prima e dopo il 19 luglio del 1992. “Ha detto il figlio Manfredi. 

Dopo la tragica scomparsa del marito cercò di tenere la sua famiglia lontano dal dibattito mediatico,mantenendo sempre una certa riservatezza.

“In quei giorni ero contesa da prefetti, generali e alti esponenti delle istituzioni. Mi invitavano e mi sussurravano tante domande. Su Paolo, sulle sue indagini, su ciò che aveva fatto dopo la morte di Giovanni Falcone, sulle persone di cui si fidava. Mi sussurravano domande dentro quei saloni bellissimi pieni di gente importante. E mentre mi chiedevano mi sembrava come se mi stessero osservando, anche se facevano altro: mangiavano una tartina, sorseggiavano un prosecco, ascoltavano il discorso dell’autorità di turno, o magari danzavano.” Queste le parole di Agnese borsellino che troviamo nel volume: Ti racconterò tutte le storie che potrò.

Ricordata da tutti come una donna di grande coraggio, oggi, a distanza di anni da dalla strage di via D’Amelio, consegna al mondo un ritratto di Borsellino come uomo più che come giudice. 

Ha voluto dedicare gli ultimi mesi della sua vita,spezzata da una malattia, alla stesura di questa opera, per lasciare un ricordo della vita trascorsa accanto ad un eroe estremamente umano. Sfogliando le pagine del libro scopriamo un Borsellino inedito: padre, marito, amico. Man mano saltano fuori ricordi belli e tristi,come i venticinque, lunghissimi,giorni trascorsi all’Asinara con Giovanni Falcone e le rispettive famiglie. Era il lontano 1985, quando per motivi di sicurezza vennero trasferiti nell’isola, dopo una soffiata secondo la quale i boss avrebbero voluto uccidere i due giudici, “prima l’uno e poi l’altro”. Come avvenne sette anni dopo. 

Un’opera dal valore inestimabile che racconta la storia di un uomo che è diventato il simbolo della lotta alla Mafia. Un uomo che ci ha lasciato un’eredità etica,civile e morale racchiusa,oltre che nelle sue battaglie, in queste sue semplici parole:

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.” (Paolo Borsellino)
Concludo con una sua citazione che da “buona siciliana” ho fatto mia, non solo come “filosofia di vita” , ma come modo di viverla, poiché diversamente non avrebbe un senso : 
“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.” 
Rosa Maria

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