Il mio primo libro. Laboratorio di scrittura creativa per bambini e ragazzi.

 

il mio primo libro

Dentro di te c’è uno scrittore.

Tiralo fuori.

Dentro di te c’è uno scrittore, ma nessuno sembra crederci. Lo so. E’ successo anche a me tanti anni fa. Se anche tu scrivi poesie e racconti che nessuno si fila e realizzi libri utilizzando un quaderno al quale modifichi la copertina, sei nel posto giusto. Questa è l’occasione che aspettavi per sviluppare il tuo talento. Stupisci tutti pubblicando un libro vero, ma soprattutto stupisci te stesso dando il meglio di te.

Il progetto:

Il mio primo libro nasce per dare l’opportunità a bambini e ragazzi, dagli 8 ai 14 anni,  di coltivare il proprio talento. Non è una scuola e non è un noiosissimo corso che lascerai poco dopo averlo iniziato. E’ un progetto: il tuo. Solo tu deciderai se iniziarlo e portarlo a termine. Ti piacerà, vedrai.

Come si svolge il corso:

Non ci sono giorni, né orari, né ore di frequenza obbligatoria. Non ci sono neanche compiti. Ci sono obbiettivi e il materiale che ti servirà per portarli al termine.

Dove  si svolge il corso:

Il corso si svolge online, attraverso la piattaforma di questo blog.

Hai mai sentito parlare di E-learning?

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Il termine inglese E-learning sta per apprendimento online.

Per apprendimento online s’intende l’uso delle tecnologie multimediali e di Internet per migliorare la qualità dell’apprendimento facilitando l’accesso alle risorse e ai servizi, così come anche agli scambi in remoto e alla collaborazione a distanza.

Tutti i sistemi di e-learning devono prevedere alcuni elementi essenziali, che sono:

  • l’utilizzo della connessione in rete per la fruizione dei materiali didattici e lo sviluppo di attività formative basate su una tecnologia specifica, detta “piattaforma tecnologica” (learning management system, LMS);
  • l’impiego del personal computer (eventualmente integrato da altre interfacce e dispositivi) come strumento principale per la partecipazione al percorso di apprendimento;
  • un alto grado di indipendenza del percorso didattico da vincoli di presenza fisica o di orario specifico;
  • il monitoraggio continuo del livello di apprendimento, sia attraverso il tracciamento del percorso che attraverso frequenti momenti di valutazione e autovalutazione;
  • la valorizzazione di: multimedialità (effettiva integrazione tra diversi media per favorire una migliore comprensione dei contenuti);
  • interattività con i materiali (per favorire percorsi di studio personalizzati e di ottimizzare l’apprendimento);
  • interazione umana (con i docenti/tutor e con gli altri studenti – per favorire, tramite le tecnologie di comunicazione in rete, la creazione di contesti collettivi di apprendimento).

L’insegnamento in linea sfrutta le potenzialità rese disponibili da Internet per fornire formazione sincrona e/o asincrona agli utenti, che possono accedere ai contenuti dei corsi in qualsiasi momento e in ogni luogo in cui esista una connessione internet. Questa caratteristica, unita alla tipologia di progettazione dei materiali didattici, portano a definire alcune forme di teledidattica come “soluzioni di insegnamento centrato sullo studente”.

Come dovrai studiare:

Avrai a tua disposizione del materiale che potrai consultare dove e quando vorrai, anche tramite il tablet.

Nella sezione dispense troverai il materiale di approfondimento suddiviso per i vari argomenti:

  • il mestiere di scrivere
  • gli elementi della fiaba
  • gli elementi della favola
  • l’autobiografia
  • la biografia
  • i generi letterari
  • il romanzo

Nella sezione trova l’ispirazione troverai degli elementi che potranno esserti d’aiuto per scrivere il tuo racconto, suddivisi per genere: fiaba, favola, fantasy, giallo, avventura ecc.

Questa che vedi è l’aula e ci sono dei compagni di corso con cui potrai confrontarti e fare amicizia.

Durata:

Il corso non ha una durata prestabilita. è progettato in maniera tale da rispettare i tempi di tutti, sia di apprendimento che logistici (impegni).

Io sarò il tuo tutor a tua completa disposizione. Ti guiderò dall’inizio alla fine, indicandoti come procedere e indirizzandoti al genere narrativo che più senti tuo, non tralasciando di farti apprendere anche gli altri generi. Approfondiremo insieme i capitoli che man mano leggerai e lavoreremo insieme al miglioramento del racconto che svilupperai. Questo è quello che l’editoria chiama editing, revisione. Ovviamente ci occuperemo anche della correzione delle bozze, perché gli errori scappano sempre a chiunque.

Conclusione del corso:

Quando avrai concluso il tuo percorso di studi e scritto il tuo libro, verrà il bello: la pubblicazione. Il tuo racconto diventerà un libro vero. A quel punto penseremo alla grafica, alle illustrazioni e in fine alla stampa. Incluse nell’iscrizione ci sono 5 copie del tuo libro, se ne vorrai delle altre andranno acquistate a parte. In fine potrai anche decidere di metterlo in vendita. In quel caso procederemo a registrare la pubblicazione e attribuire all’opera un codice isbn. Queste sono cose che fanno parte del mondo editoriale e le imparerai pian piano. Ciò che a noi importa all’inizio è sviluppare il tuo talento.

Iscrizioni

Il corso partirà ufficialmente giorno 1 dicembre. La quota di iscrizione è di 100,00 euro e comprende: frequenza del corso; realizzazione del tuo libro: impaginazione, grafica e pubblicazione; 5 copie cartacee del tuo libro. E’ possibile iscriversi in qualsiasi momento. Al momento dell’iscrizione dovrà essere versato l’intero importo del costo, attraverso paypall, postpay o bonifico bancario.

NB: AL BLOG AVRANNO ACCESSO SOLO GLI ISCRITTI AL CORSO. ATTUALMENTE è PUBBLICO PER IL LANCIO DEL PROGETTO. DAL 1 DICEMBRE 2017, Sarà possibile consultare il blog e i contenuti solo previa registrazione.  I contenuti  verranno inseriti a partire dall’inizio della prima lezione.

ATTUALMENTE è POSSIBILE VISITARE IL BLOG AL SEGUENTE INDIRIZZO: https://ilmioprimolibroblog.wordpress.com/

Per info e iscrizioni:  Rosa Maria

contatti:

email: rosa.maria452@gmail.com

tel/ WhatsApp: 3420235192

sito web: https://rosamariascrittrice.com/

 

 

 

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Speciale Natale: costruiamo un pupazzo di neve.

78-xcms_label_gallery29Il Natale è alle porte e i bambini iniziano a realizzare piccoli lavoretti a tema. L’idea li diverte parecchio, i bambini adorano la manualità ed amano poter esprimere le loro emozioni attraverso l’atto creativo, che sia un disegno, un racconto, un biglietto o altro.

Per questo oggi vi propongo la realizzazione di un pupazzo di neve, che a quello vero può solo invidiare la capacità di sciogliersi “al sole”.

Il pupazzo di neve che andremo a realizzare è fatto con ingredienti semplici che troviamo in tutte le cucine.

Cosa serve:

  • 2 tazze di bicarbonato di sodio
  • 1 tazza di amido di mais
  • 1 tazza e 1/4 di acqua

Procedimento

In un pentolino far scaldare l’acqua su fiamma moderata fino quasi a bollore.

Quando l’acqua è ben calda (ma non bollente) versare in un colpo solo l’amido e il bicarbonato mescolando con cura. Se l’impasto risulta troppo asciutto basta aggiungere poca acqua continuando a mescolare con cura.

L’impasto in pochi istanti diventa compatto e gommoso: quello è il momento per toglierlo dal fuoco. Prima di usarlo occorre lasciarlo raffreddare per alcuni minuti al coperto per evitare che si secchi.

Subito dopo dividete il composto e ricavatene 2 palline, una più grande per il corpo e una più piccola per la testa. Formate il vostro pupazzo di neve e decoratelo con materiale di riciclo che avete in casa: bottoni, stoffa, legnetti ecc.

Altre decorazioni in pasta di bicarbonato.

Occorrente:

  • Pasta di bicarbonato
  • carta da forno
  • matterello
  • formine per biscotti

Con la pasta di bicarbonato è possibile realizzare diverse decorazioni, natalizie e non. Farlo è semplicissimo.

Procedimento:

Dopo aver preparato la vostra pasta di bicarbonato,trasferite l’impasto su un piano in un foglio di carta da forno, poi disponetevi sopra un altro foglio di carta da forno e procedete con il mattarello fino a dargli lo spessore desiderato. A questo punto togliete la carta forno in superficie e iniziate a creare le vostre decorazioni aiutandovi con delle formine per biscotti.

NB: Per colorare la pasta di bicarbonato potete utilizzare delle comuni tempere o colori per alimenti.

pasta di bicarbonato

Fiabe su misura

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La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo. (Gianni Rodari)

Sareste felici di ricevere una storia creata su misura per voi? Vi divertirebbe scoprirvi protagonisti di una storia fantastica? Le fiabe e le favole sono uno strumento efficace per stimolare la creatività di grandi e piccini. Regalare una storia su misura, significa regalare un’emozione per sempre.

Portfolio:

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La madre castrante

madre castranteOggi mi sono trovata a riflettere sui legami, da non confondere con le relazioni. I legami possono far bene, come male, soprattutto se sono troppo forti. L’attaccamento morboso a qualcuno o qualcosa, ha nell’individuo un effetto devastante. Occorrerebbe educare all’amore sano, ma spesso la società ci offre modelli distruttivi Per costruire relazioni sane occorre la giusta dose di distacco dal legame. I legami, sin da bambini, dovrebbero essere equilibrati, senza creare dipendenza dall’altro. La prima figura di attaccamento si ha nel rapporto madre figlio, ed è questo che in parte comprometterà l’esito di tutti i futuri legami. Nel linguaggio comune chiamiamo mamma chioccia una mamma assillante e iperprotettiva; in ambito medico questa figura viene definita madre castrante. Una madre castrante è quella che non permette ai figli di andare sulle proprie gambe e deve conoscerne ogni singolo passo ancor prima che lo compiano, proprio a fine di evitarne l’errore. Ma l’errore più grande è proprio questo: tenere i figli in una sfera di cristallo. L’errore è indispensabile per una crescita sana ed equilibrata. L’errore permette di acquisire conoscenza e consapevolezza, da queste poi ne deriva l’autonomia. I figli cresciuti da madri castranti hanno grandi difficoltà a diventare grandi e maturare. Bisogna lasciar respirare i figli, controllarli troppo distrugge anche la loro autostima, poiché li induce a pensare che la madre non si fida di loro. E se la madre non si fida, non può che essere perché non sono in grado di badare a se stessi, di fare una determinata cosa, o di raggiungere un obbiettivo senza la supervisione costante della stessa.

La madre castrante ha una personalità fragile, ma allo stesso tempo la mania del leader. I figli devono costantemente tenerla in considerazione e metterla al centro dell’attenzione.

Non esistono madri perfette, ma solo madri che crescono insieme ai loro figli. Nel mio piccolo non li assillo, do loro fiducia e questo genera libertà di confronto. Nessun discorso tabù, nessuna inibizione.Libertà di scelta. I miei figli escono tranquillamente e mi chiamano quando vogliono essere ripresi, in questo tratto di tempo li chiamo una volta se si tratta di ore, diversamente aspetto che siano loro a chiamarmi. Se li assillassi spegnerebbero il telefono e mi direbbero una cosa per un’altra. Negli adolescenti è abitudine comune mentire sul luogo dove andranno, e io voglio passare un altro messaggio: potete andare ovunque, basta che so dove andate e se non avete come andare o tornare, mi chiedete di accompagnarvi o riprendervi. Spero che da grandi non avranno bisogno di mentirmi, come alcuni uomini fanno con le madri castranti.

La festa dei defunti in Sicilia

Festa dei defunti in SiciliaFino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.

(da Racconti quotidiani di Andrea Camilleri) – tratto da “Qua e là per l’Italia”

 

 

 

Le favole di mamma.

Ogni mamma ha una favola dedicata al suo bambino. E’ una storia più o meno breve…improvvisata. E’ una favola nata nell’istante in cui il suo bambino ha pronunciato le fatidiche parole: ” mamma mi racconti una favola che non sia la solita?”. Davanti a questa domanda un milione di mamme sono entrate nel panico più assoluto, ma poi, giusto il tempo di un bel respiro, hanno iniziato a raccontare con le parole del cuore. Parole che ogni mamma ha scelto, inconsciamente, minuziosamente per il suo bambino.Così tanti personaggi hanno preso vita in una storia su misura. Una storia in cui vestivano i panni tanto amati dal proprio bambino. Fate, principesse, guerrieri, super eroi, mostri, fino ad arrivare ai modelli del nostro tempo: calciatori, piloti, ballerine, cantanti e chi più ne ha più ne metta. Ogni personaggio è l’idolo del proprio bambino, o ancora un soggetto nato proprio dalla sua fantasia. Le favole di mamma nasce per rendere indelebile la storia che ogni bambino e ogni mamma portano nel cuore. Un libro che, anche dopo anni, gli ricorderà quella storia “buffa” e tanto dolce che mamma gli raccontava nel metterlo a letto. Dopo avervi spiegato in sintesi il progetto, di seguito vi illustro i dettagli.Dettagli:Il libro le favole di mamma è interamente personalizzabile, può essere realizzato in diversi modi e, soprattutto, alla portata di tutte le tasche, perché le favole di mamma

Sorgente: Le favole di mamma.

Lo spirito di Halloween

In un tempo molto lontano l’Irlanda era abitata dai Celti, un popolo indoeuropeo.

La vera storia di HalloweenI Celti erano molto misteriosi, infatti di loro si parla poco anche nei libri di scuola. Di fatto, però, questo mistero che ancora avvolge alcuni tratti della cultura più importante sviluppatasi nell’Età del Ferro, è, in gran parte, un frutto proprio di tale cultura, che imponeva una trasmissione unicamente orale del proprio sapere. A differenza delle altre popolazioni antiche, i Celti, preferivano non lasciare traccia del loro passaggio sulla terra, forse per egoismo: per non tramandare il loro sapere e le loro scoperte; o forse per umiltà, perché non amavano darsi troppe arie, ma bensì vivere liberi, all’aria aperta e prettamente di pastorizia.

Le loro giornate erano scandite dal ritmo della terra e della natura, che permetteva ai loro greggi di sopravvivere e di nutrirli.

Gli uomini e le donne del villaggio si svegliavano molto presto, i primi pascolavano il bestiame, cacciavano e svolgevano i lavori prettamente maschili, le donne, invece, accudivano i figli e la terra, che regalava loro frutti buonissimi per ringraziarle della loro dedizione.

Erano un popolo molto folcloristico, un po’ per la loro natura in parte indigena, amavano mascherarsi e per farlo utilizzavano spesso le pelli degli animali che uccidevano per nutrirsi.

Si narra che ogni 31 ottobre si recassero nel bosco con delle lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Il fuoco era sacro perché scaldava e illuminava. Giunti nel bosco invocavano gli spiriti dei loro defunti antenati e attendevano che tornassero dall’oltre tomba per far loro visita. In quel periodo dell’anno i frutti dei campi erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità.

Lo spirito di halloween

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove vivono i morti.

Nella notte del 31 ottobre, ovvero la notte di Halloween, gli spiriti tornavano sulla terra per ricongiungersi con i propri cari o per compiere qualcosa che era rimasta incompiuta.

Alcuni spiriti erano buoni, altri cattivi, un po’ come accade anche per le persone, cosi i celti dopo 3 giorni di festeggiamenti per ringraziare la terra e gli Dei, si mascheravano utilizzando le pelli degli animali uccisi, per allontanare gli spiriti e fare in modo che se ne tornassero nell’aldilà.

Per spaventarli utilizzavano la luce delle lanterne che intagliavano abilmente. Negli anni, nonostante il mistero che si cela dietro la vita dei Celti, la loro tradizione si è tramandata, mutando un po’. Oggi infatti noi intagliamo le zucche, che nascono a abbondano in autunno, e mettiamo al loro interno una candela per ricordare la traversata che i Celti compivano nel bosco.

Da allora uno spirito ancora oggi ogni anno il 31 ottobre va’ in giro per il mondo a ghost-2770061_1280spaventare tutti coloro che non credono negli spiriti. Gira per la terra da moltissimi anni, quest’anno potrebbe far tappa nel vostro paese. Attenti allo scheletro, potrebbe nascondersi nel vostro armadio! Per farvelo amico vi basterà lasciare in cucina latte e biscotti, cosi che sazio se ne torni nell’oltretomba fino al prossimo Halloween.

 

Halloween sì; Halloween no. La vera storia.

 

Halloween è una festa tanto popolare quanto discussa. Ormai manca poco ed è facile imbattersi nel solito dibattito: Halloween sì; Halloween no, che divide l’opinione pubblica creando due schieramenti opposti, soprattutto di mamme. Da una parte troviamo delle mamme intente a intagliare zucche e preparare dolcetti; dall’altra delle mamme “anti Halloween” che, a quanto dicono, non vestiranno mai i loro figli, né apriranno la porta al suono di : “dolcetto o scherzetto?”. Le motivazioni sono tante e tutte discutibili. Come sempre si passa da un eccesso all’altro senza averci capito una fico secco, nella maggior parte dei casi. Insomma, come spesso accade, molte cose non ci entrano in zucca! E sono sempre i dettagli che farebbero la differenza. Probabilmente anche voi vi sarete imbattuti in vari post su facebook in cui si scatena una “guerra” che vede protagonisti su un fronte i devoti del patriottismo che rivendicano il diritto alla conoscenza delle proprie di tradizioni, sull’altro i fan dei festini che rivendicano il diritto di fare festa. Fermi tutti. Il punto non è poter fare o meno festa, né il pericolo perdere le proprie tradizioni, la conoscenza è sempre ricchezza, conoscere altre realtà non significa dimenticare le proprie. La questione è una sola: conoscere per comprendere e per poter scegliere. Mamme aperte al nuovo, forse, e mamme legate alle proprie tradizioni: non esiste il torto e la ragione, ma solo il punto di vista.

Detto ciò andiamo a conoscere le vere origini di Halloween.

Pochi sanno che Halloween non nasce in America, ma bensì in Irlanda. Le sue origini sono antichissime e risalgono al dominio dei Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico.

Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day.

I Celti erano prevalentemente un popolo di pastori, dunque i ritmi della loro vita erano scanditi dai tempi che l’allevamento del bestiame imponeva, tempi diversi da quelli dei campi. Alla fine della stagione estiva, i pastori riportavano a valle i loro greggi, per prepararsi all’arrivo dell’inverno e all’inizio del nuovo anno. Per i Celti, infatti, l’anno nuovo non cominciava il 1° gennaio come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed iniziava la stagione del freddo.

Il passaggio dall’estate all’inverno e dal vecchio al nuovo anno veniva celebrato con lunghi festeggiamenti, lo Samhain , che deriverebbe dal gaelico samhuinn e significa “summer’s end”, fine dell’estate. In Irlanda la festa era nota come Samhein, o La Samon, la festa del Sole, ma il concetto è lo stesso.

In quel periodo dell’anno i frutti dei campi (che pur non essendo la principale attività dei celti, venivano comunque coltivati) erano assicurati, il bestiame era stato ben nutrito dell’aria fresca e dei pascoli dei monti e le scorte per l’inverno erano state preparate. La comunità, quindi, poteva riposarsi e ringraziare gli Dei per la loro generosità. Ciò avveniva tramite lo Samhain, che, inoltre, serviva ad esorcizzare l’arrivo dell’inverno e dei suoi pericoli, unendo e rafforzando la comunità grazie ad un rito di passaggio che propiziasse la benevolenza delle divinità.

La morte era il tema principale della festa, in sintonia con ciò che stava avvenendo in natura: durante la stagione invernale la vita sembra tacere, mentre in realtà si rinnova sottoterra, dove tradizionalmente, tra l’altro, riposano i morti. Da qui è comprensibile l’accostamento dello Samhain al culto dei morti.

I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 ottobre, Samhain chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, facendo sì che l’aldilà si fondesse con il mondo dei vivi e permettendo agli spiriti erranti di vagare indisturbati sulla Terra.

Samhain era, quindi, una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all’allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno.

 

La vera storia di HalloweenDurante la notte del 31 ottobre si tenevano dei raduni nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell’accensione del Fuoco Sacro e venivano effettuati sacrifici animali. Vestiti con maschere grottesche, i Celti tornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.

In Irlanda si diffuse l’usanza di accendere torce e fiaccole fuori dagli usci e di lasciare cibo e latte per le anime dei defunti che avrebbero reso visita ai propri familiari, affinché potessero rifocillarsi e decidessero di non fare scherzi ai viventi.

la vera storia di halloween

L’importanza che la popolazione celta attribuiva a Samhain risiede nella loro concezione del tempo, visto come un cerchio suddiviso in cicli: il termine di ogni ciclo era considerato molto importante e carico di magia. Insieme a Samhain (31 ottobre, appunto) si festeggiavano Lughnasadh (1 agosto), Beltane (30 aprile o 1 maggio), Imbolc (1-2 febbraio), Yule (21 dicembre), Ostara (21 marzo), Litha (21 giugno) e Mabon (21 settembre).L’avvento del Cristianesimo non ha del tutto cancellato queste festività, ma in molti casi si è sovrapposto ad esse conferendo loro contenuti e significati diversi da quelli originari.

La vera storia di HalloweenVerso la metà del XIX secolo, l’Irlanda fu investita da una terribile carestia. In quel periodo per sfuggire alla povertà, molte persone decisero di abbandonare l’isola e di tentar fortuna negli Stati Uniti, dove crearono, come molte altre nazionalità, una forte comunità. All’interno di essa venivano mantenute vive le tradizioni ed i costumi della loro patria, e tra di essi il 31 Ottobre veniva celebrato Halloween. Ben presto, questa usanza si diffuse in tutto il popolo americano, diventando quasi una festa nazionale. Più recentemente, gli Stati Uniti grazie al cinema ed alla televisione hanno esportato in tutto il mondo i festeggiamenti di Halloween, contagiando anche quella parte dell’Europa che ne era rimasta estranea.

Negli Stati Uniti Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un’occasione per divertirsi e organizzare costosi e allegri festeggiamenti.

La vera storia di Halloween

Per concludere…

Avendo approfondito l’argomento, ritengo la festa di Halloween una tradizione “importabile”, poiché, al contrario di quel che si pensa, racconta la storia di un popolo e le tradizioni “contadine” e rurali, che appartengono un po’ a tutti i popoli.

FELICE HALLOWEEN

 

 

 

 

 

 

Adolescenti: dal diario personale al profilo social, come cambia la ricerca della propria identità.

amore-immagine-animata-0637Adolescenti: dal diario personale al profilo social, come cambia la ricerca della propria identità.

Milan Kundera definì l’adolescenza “l’età lirica”, per descrivere un periodo della vita caratterizzato, proprio come l’antica forma di arte poetica accompagnata dalla lira, dall’attenzione al sé, nel tentativo di dare un senso alla propria soggettività, fatta di mente e di corpo, di razionalità e di emozioni, di sogni e di paure, di appartenenza e di diversità.

Una volta il diario era segreto e permetteva di interrogarsi sui più svariati quesiti esistenziali che attraversavano la mente del narratore. L’inibizione lasciava spazio alla narrazione in cui fruivano in totale libertà ingarbugliati pensieri che, via via, nel susseguirsi di pagine trovavano una forma e un senso. Oggi pochi ragazzi tengono un diario e hanno modo di confrontarsi con i loro “fantasmi” interiori. Prima dei social network i ragazzi costruivano faticosamente la loro identità nelle relazioni con i pari, scrivendo magari pagine interminabili di diario, imparando a scaricare ansia e paure, imparando a lasciar defluire dolore e rabbia, costruendosi, ricostruendosi ogni giorno la propria percezione di sé, oggi il processo di costruzione dell’identità appare molto cambiato.

La percezione dell’identità si è avvicinata alla “filosofia” del “Piaccio dunque esisto.” o “Sono popolare dunque esisto”. Oggi la percezione di sé per molti ragazzi e non solo, passa per numero di “amici” o followers, un’identità che risente di un pubblico e di una vetrina che li tiene sempre ben in vista.

Oggi la ricerca di sé stessi è una ricerca fondata sull’approvazione degli altri, anziché sulla scoperta della propria identità.

Il diario fatto di emozioni personali si trasforma in un diario per un pubblico di sconosciuti, una continua gogna in cui non è più sufficiente accettare le proprie emozioni, ma occorre che queste vengano approvate e condivise da altri.

Inseguendo l’approvazione degli altri ci si dimentica di interrogarsi sulla propria identità e ci si allontana da sé stessi.

amore-immagine-animata-0482Il diario passa da una scrittura per sé, senza filtri, dove le emozioni spadroneggiano, in cui la persona giorno dopo giorno lavora sull’accettazione di sé e su nuove possibili soluzioni, a una scrittura dai temi leggeri, fatta per gli occhi di chi ci guarda, fatta per stupire e ricevere invidia; una maschera patinata costruita per altri che rischia di essere percepita come la propria identità.

Sembra che i processi di consapevolezza delle diverse tipologie di scrittura siano ancora particolarmente sconosciuti e lascino così un segno evidente di quanto bisogno c’è di tornare a comprendere come oggi nella nuova era digitale, la scrittura sia fondamentale e come praticarla.

Premendo rapidamente i pulsanti, i ragazzi cercano di sincronizzare i battiti del cuore con quelli del telefonino, di trasmettere le emozioni nel momento stesso in cui le provano. La scrittura tradizionale richiede invece di attendere il tempo e il luogo più opportuni, sottraendosi alla fretta di concludere, alla tentazione di restare perennemente connessi per sfuggire alla solitudine.

L’incapacità di distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è, lascia spazio a forme di pensiero, di relazione e di azione sociale macchinistiche e autoreferenziali.

L’insegnamento della scrittura di sé, comunemente definita come autobiografia, non fa parte della prassi educativa in nessun ordine scolastico. In genere,gli adolescenti in maniera quasi naturale scelgono di raccontare ad un diario tutto il delicato passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza,per cui sono lasciati soli a vivere “ quei tre fenomeni – di cui parla Masini – di importanza vitale per lo sviluppo delle relazioni affettive: la scoperta dell’amicizia, l’innamoramento e la visione critica del mondo degli adulti.”. “Attraverso questi processi – i tre fenomeni come li definisce lo stesso Masini – si determina la personale identità del giovane e prende forma un suo modo di essere che definisce la personalità che lo accompagnerà nel corso della sua vita”

La restituzione di senso costituisce la risposta più attesa dall’uomo di oggi e a maggior ragione dai più giovani che si preparano a costruire il loro futuro attraverso le scelte che essi fanno nel presente.

Per innestare un cambiamento nella fase attuale che vivono gli adolescenti occorre una proposta nuova, che si avvale di figure professionali nuove.

Un Laboratorio di scrittura autobiografica costituisce un importante supporto per gli adolescenti soprattutto in tema di affettività.

Lavorare alla propria identità narrativa, attraverso la capacità di mettere sotto forma di racconto in maniera concordante gli avvenimenti eterogenei della propria esistenza comporta un cammino di crescita non solo per l’adolescente ma anche per chi si occupa della sua crescita.

Il racconto autobiografico è la propria vita raccontata a se stessi innanzitutto. E poiché è un lavoro di crescita e non un semplice esercizio stilistico,deve rispettare alcune condizioni preliminari e non può essere affidato ad una qualsiasi figura professionale o a un docente di Italiano che censurerebbe immediatamente i neologismi che naturalmente, sorgono in questo tipo di scrittura.

La scrittura di sé non è una disciplina oggetto di studio come tutte le discipline che fanno parte di un curricolo scolastico,ma è essenzialmente una disciplina di vita che ti pone l’eterna domanda del dove sei ? per accompagnarti in un percorso esistenziale consapevole attraverso un contatto responsabile con te stesso

La consapevolezza non è un voler dominare o possedere la vita,dirigerne il corso a nostro piacimento,ma è piuttosto non lasciarsi sfuggire il timone e andare allo sbaraglio, è darle un senso sempre più alto,è restituire vita alla vita.

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Immagina laboratori di scrittura

ColtivaMi

giardino-immagine-animata-0025Perché insegnare ai bambini a fare un orto?

Per i bambini accostarsi alla natura è un gesto spontaneo, zappare, trasportare la terra, seminare e raccogliere diventa un gioco che li incuriosisce e li stimola. Scoprire la terra, muoversi all’aria aperta non può fare altro che bene al loro corpo e allo spirito.

Secondo alcuni studi fare l’orto contribuisce a risvegliare interessi, senso di responsabilità, stabilità emotiva, consapevolezza di sé e del tempo; ha effetti antidepressivi e calmanti, migliora l’umore e le facoltà mentali.cibo-e-bevanda-immagine-animata-0134

Il bambino impara così a conoscere il mondo, ma anche se stesso e le sue capacità, sviluppa la riflessione, l’attesa, capisce il collegamento tra la causa e l’effetto, matura conoscenze per lui enciclopediche, che lo aiutano a crescere in modo armonioso, molto meglio dei soliti giochi cittadini avulsi da un contesto sano, molto spesso legati al computer o alla televisione.

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0097Gli orti urbani o in balcone, si stanno diffondenndo su tutto il territorio e sono accolti dai bambini con grande entusiasmo. Prendersi cura di un orto aiuta i bambini a responsabilizzarsi e a comprendere le regole e i ritmi della natura. Queste nozioni torneranno utili per la vita, poiché forniranno ai bambini alcune regole e alcuni schemi che troveranno anche spazio in attività in cui ci si dovrà occupare di altro. L’importanza della costanza nello svolgimento di alcune mansioni è un concetto che ognuno di noi dovrebbe far suo, per la serie: chi semina raccoglie. Ciò permette di apprendere l’importanza dei sacrifici e delle rinunce.

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0068Oggi impariamo come fare un orto.

La progettazione dell’orto didattico

La progettazione dell’orto è una delle fasi più divertenti: i bambini, a seconda dell’età potranno realizzare un disegno o una vera e propria cartina per stabilire la posizione dei vari elementi.

Come iniziare:

Naturalmente, oltre ad avere un fazzoletto di terra disponibile (oppure dei vasi capienti) è necessario un minimo di attrezzatura ad altezza di bimbo:treno-immagine-animata-0030

  • palette, zappette e rastrellini piccoli
  • carriole
  • vasetti e terriccio
  • cartellini di identificazione (fai-da-te in legno, è molto bello per i bambini poter personalizzare e, se possibile, fare tutto da sé.)
  • eventuali sostegni (es. per pomodori, fagiolini e piselli
  • semi o piantine

Quali piante coltivare

cibo-e-bevanda-immagine-animata-0029Se non siete esperti coltivatori è bene iniziare con piante non troppo delicate, il cui successo è assicurato, per esempio:

Piante aromatiche

Anche le piante aromatiche e officinali rappresentano una bella esperienza di coltivazione, per es. la camomilla, la salvia, il rosmarino, la malva e la melissa sono facili da coltivare e possono essere usate facilmente in cucina.

Giardinetto aromatico Zen! Si può creare il Giardino Zen delle aromatiche. Ogni sezione la dedicherete a un’aromatica, metterete dei cartellini di legno dove scriverete il nome di quel giardinetto aromatico Zen: liberate la fantasia!

Basilico

Il suo profumo è meraviglioso e anche lui germina in 5-10 giorni. Il bello è che si può coltivarlo anche all’interno: ogni bambino può realizzare il suo vasetto, seminarlo e poi portarlo a casa quando le piantine saranno sufficientemente grandi. Se poi a questo segue anche il vero pesto fatto in casa la felicità del bambino è assicurata.

Lattuga e insalate

Si può coltivare tutto l’anno escludendo i mesi più freddi (da ottobre a gennaio) e dunque permette di fare l’orto anche nei mesi meno caldi. E’ possibile seminarla in contenitori all’interno (ha bisogno di 5-10 giorni per germinare) e poi trapiantarla all’aperto.

Oltre alle semine è possibile anche impostare l’orto trapiantando delle piantine acquistate in pane di terra. Certo ai bambini manca un pezzo di strada, ma per alcuni ortaggi più complicati e per vedere da subito qualche risultato senza dover aspettare troppo ne vale la pena.

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I perché dell’orto

  • È importante conoscere da dove proviene ciò che mangi
  • È educativo apprendere il ciclo della natura
  • È magico vedere nascere un frutto
  • È buono mangiare un frutto o un ortaggio appena raccolto
  • È ecologico e divertente
  • È multidisciplinare legare l’educazione alimentare, la scienza l’ecologia

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